Israele stringe i tempi: entro il 15 settembre via i soldati da Gaza

Anticipata la demolizione delle case nelle 21 ex colonie. Il governo ebraico ha inoltre ordinato il sequestro di terreni palestinesi a Gerusalemme dove passerà il Muro

Gian Micalessin

da Gerusalemme

Dopo 38 anni d'occupazione la nuova parola d'ordine è andarsene il più in fretta possibile, bruciare le tappe, lasciare quanto prima le macerie di Gaza ai palestinesi. Secondo i piani originari, i soldati avrebbero dovuto abbandonare le rovine degli insediamenti e quelli delle basi militari la prima settimana d'ottobre. Ora, stando a quanto annunciato ieri dal ministro della Difesa, Shaul Mofaz, l'ultimo ammainabandiera e l'addio definitivo a Gaza potrebbero svolgersi prima del 15 settembre. Entro quella data di certo non sarà più in piedi uno solo dei 2800 edifici delle 21 colonie abbandonati. Già ieri sera un quarto di quelle costruzione era stato abbattuto dai bulldozer.
Tra breve verrà anche avviato il trasferimento in territorio israeliano di cinque sinagoghe e del piccolo cimitero di Gush Katif. Mofaz ha anche confermato l'accordo con l'Egitto per il controllo del confine meridionale della Striscia di Gaza. Secondo l'accordo, non ancora ratificato dalla Knesset, spetterà all'Egitto dislocare 750 soldati lungo la «Strada di Filadelfia» che costeggia il confine e fronteggiare il contrabbando di armi munizioni destinate ai gruppi armati. «L'intesa attribuisce totale responsabilità all'Egitto e sottolineo la parola totale nel prevenire l'introduzione di armamenti nella Striscia di Gaza utilizzando l'area di Filadelfia o tunnel sottostanti», ha rimarcato il ministro della Difesa.
Il cruciale ruolo dell'Egitto nella fase successiva al ritiro israeliano è confermato dall'incontro al Cairo tra il presidente palestinese Abu Mazen e Hosni Mubarak. I due presidenti hanno discusso dei punti di frontiera, dell'aeroporto, del porto di Gaza e della ricostruzione. Il generale Omar Soleiman, capo dei servizi segreti egiziani e braccio destro del presidente, sarà a Gaza lunedì mattina per discutere come impedire il passaggio di armi. Il rischio in caso contrario è quello d'incursioni israeliane per colpire le zone di transito e eliminare i responsabili del traffico.
L'altra missione essenziale affidata al generale egiziano è la definizione dei punti di transito fra la Striscia di Gaza e l'Egitto. «La questione dei passaggi è estremamente delicata e dalla sua soluzione dipenderà l'esistenza o meno di Gaza», ha sottolineato Abu Mazen dopo il colloquio con Mubarak. Per quanto riguarda il ripristino dell'aeroporto, il presidente dell'Anp ha sollecitato un accordo con Egitto, Giordania e Israele. Anche il presidente palestinese ha confermato una possibile chiusura anticipata delle basi militari israeliane sottolineando che il ritiro previsto per il 4 ottobre, potrebbe in realtà avvenire «in qualsiasi momento».
Mentre il ritiro da Gaza s'avvia velocemente alla conclusione un'altra disputa territoriale minaccia d'avvelenare i rapporti tra Israele e Autorità Palestinese. Secondo il quotidiano Haaretz il governo israeliano avrebbe già notificato gli ordini di sequestro delle terre palestinesi su cui far passare la nuova porzione di muro destinato a inglobare nel territorio della «Grande Gerusalemme» l'insediamento di Maaleh Adumin, una città-colonia di circa 28 mila abitanti. La costruzione di questa nuova parte della barriera di divisione è stata più volte criticata dall'amministrazione statunitense. Secondo Washington, la nuova estensione della barriera finirebbe con il dividere in due cantoni la Cisgiordania impedendo l'unità territoriale del futuro Stato palestinese e ostacolando la libera circolazione dei suoi cittadini.
Ieri sera, intanto, un giovane arabo ha ucciso a coltellate un ebreo e ferito un secondo al Jaffa Gate, una delle principali entrate di Gerusalemme.