Israele, torna l’incubo kamikaze

A Dimona muoiono una giovane e i due terroristi, passati dall’Egitto. Almeno 15 i feriti. I servizi segreti israeliani: è il risultato dell'esodo generato dall'abbattimento della barriera a sud della Striscia di Gaza. Un anno fa l'ultimo attentato

«È solo questione di giorni». I servizi di sicurezza israeliani lo ripetevano da quando i militanti di Hamas avevano abbattuto a colpi di esplosivo la barriera tra il sud della Striscia di Gaza e l’Egitto. Ieri mattina il tempo dei kamikaze è arrivato, ha messo fine alla vita di una ventenne israeliana, ha lasciato sul terreno una quindicina di feriti, tre dei quali in gravi condizioni. Sarebbe potuta andare anche peggio se un ispettore di polizia, eroe del giorno, non avesse ucciso il secondo attentatore.

Prima dell’esplosione, prima dell’orrore, nessuno s’accorge di nulla, nessuno sospetta che quei due giovani arabi all’entrata di un centro commerciale di Dimona, la città del Negev dove Israele custodisce i segreti nucleari, siano due bombe umane. L’ultimo attentato risale al gennaio di un anno fa. Nessuno ci pensa più. Nessuno bada agli allarmi delle forze di sicurezza. E così i due militanti usciti da Gaza ed entrati dall’Egitto arrivano fino ad un bar all’aperto dove la gente si gode il tiepido sole del deserto. «Non mi sono accorta di nulla, ho solo sentito quell’esplosione devastante – racconta Rosa Elberg - poi è stato come in guerra, ho visto pezzi di corpi volare in aria e la gente fuggire impazzita». Rosa Elberg non sa di essere viva per caso.

Il secondo attentatore, passato dall’altra parte del bar, non riesce ad innescare la sua cintura, resta ferito dalla prima esplosione, crolla a terra inebetito. Si risveglia mentre i primi soccorritori prestano soccorso ai feriti, tenta di allungare la mano verso il detonatore. Soccorritori e forze di sicurezza vedono il gesto e si allontanano. L’ispettore capo Kobi Mor, un ex ufficiale dei paracadutisti passato all’antinarcotici, punta la pistola, mira al capo, tira il grilletto, resta ad aspettare. Un minuto dopo la mano si muove ancora, tenta nuovamente di raggiungere il detonatore. «Allora ho mirato alla testa e gli ho sparato altri quattro colpi» racconta Kobi Mor nell’intervista trasmessa e ritrasmessa da tutte le televisioni israeliane. Ma quell’attentato segnala una nuova spada di Damocle sospesa sulla testa d’Israele. «Quest’attacco terroristico ci fa dolorosamente capire che dobbiamo restare attenti e vigili» - avverte il premier Ehud Olmert alludendo alle altre cellule terroristiche che hanno probabilmente approfittato delle due settimane di apertura di Gaza. L’infiltrazione da Gaza attraverso l’Egitto viene ammessa dagli stessi portavoce del Fronte popolare di liberazione della Palestina (Fplp) e dalle Brigate dei Martiri Al Aqsa, che rivendicano l’attentato nel corso di una conferenza stampa organizzata nella Striscia di Gaza.

La rivendicazione che inneggia a Mussa Arafat e Luwa Luwani - i due kamikaze ventenni «sacrificatisi per restituire al popolo palestinese la propria dignità» - diventa un’altra imbarazzante prova dello scarso controllo esercitato dal presidente palestinese Mahmoud Abbas sulle Brigate Martiri di Al Aqsa, organizzazione armata del suo stesso partito.