Gli israeliani catturano la primula rossa dei terroristi palestinesi

Ibrahim Hamed, capo dell’ala militare di Hamas, è la mente di attacchi suicidi che hanno causato 55 morti nello Stato ebraico. Il Cairo accusa: addestrati a Gaza i kamikaze del 24 aprile a Dahab

Luciano Gulli

Per le bande armate che si muovono a cavallo del valico di Rafah, da e per la Striscia di Gaza, e ora tengono anche il Sinai sotto scacco, è stato una sorta di «martedì nero». Cominciano gli israeliani, che a Ramallah catturano il Bernardo Provenzano di Hamas, Ibrahim Hamed, capo delle Brigate Ezzedine al Qassam. Ribattono poche ore dopo i servizi segreti egiziani, scoprendo gli altarini, le connessioni e la rete logistica dell’organizzazione che il 24 aprile scorso mise a segno gli attentati di Dahab, sul Mar Rosso. Due storie che «si tengono», direbbero i francesi, perché vuole il caso che anche gli attentatori del Sinai siano stati formati e addestrati nei Territori, da miliziani palestinesi.
Un corso come quelli che ai tempi organizzava la filiale di Al Qaida in Afghanistan, con istruttori qualificati e materiale didattico sul quale formare i futuri bombaroli. Un ateneo che dava fiducia, quello di Gaza. Era stato Nasser Khamis al-Mallahi, l’uomo che gli egiziani ritengono l’organizzatore delle stragi del 24 aprile, a spedire tre dei suoi uomini più fidati all’«università» del terrore. Il suo contatto nei Territori era Tamer Nusseirat, ora al sicuro in un carcere egiziano. Le autorità del Cairo non fanno il nome dell’organizzazione coinvolta nel «campus». Aggiungono solo che i kamikaze erano stati tutti reclutati dopo l’attentato a Sharm el Sheikh del luglio scorso. Durante i corsi frequentati a Gaza, i tre avevano imparato a mimetizzarsi alla perfezione tra i ranghi del nemico. Via la barba, per cominciare, e tutti gli orpelli esteriori e gli atteggiamenti che potessero denunciarne le origini per così dire «religiose». Esattamente come avevano fatto nel 2004 gli attentatori di Taba, perfettamente confusi tra la folla di turisti di cui avevano assunto le posture occidentalizzanti: abiti, sigaretta in bocca, affettata disinvoltura con le donne che gli erano capitate a tiro nel corso della loro missione suicida. Tutto il contrario di quel che predica ai suoi adepti al Qaida, col risultato di rendere ancora più difficile il compito degli investigatori.
L’organizzazione «Al Tawhid al Jihad», che secondo le autorità egiziane è responsabile di tutti gli attentati nel Sinai, è riuscita ad arruolare più di cento seguaci, e si è estesa in quattro regioni egiziane, dilagando tra il nord e il sud del Sinai,spingendosi fino a Marsa Matruh, ai confini con la Libia.
Qualcosa di più dell’«Istituto superiore» radicato a Gaza dovrebbe sapere Ibrahim Hamed, capo delle Brigate Ezzedine al Qassam, preso ieri dagli israeliani dopo otto anni di latitanza. Hamed è accusato di aver organizzato dal 2001 una serie di attentati costati la vita, in tutto, a 55 persone. Sua la mano dietro l’autobomba che il 1° novembre 2001 fece a Gerusalemme undici morti. E sua, ancora, la responsabilità dell’attacco all’università ebraica di Gerusalemme, costata nove vite umane. Secondo i servizi israeliani, è stata sempre l’organizzazione capeggiata da Ibrahim Hamed a dinamitare il caffè di Gerusalemme in cui, il 9 marzo di quattro anni fa, morirono dodici persone.
Hamad, la cui cattura è stata definita da Hamas come una «grave escalation» nelle provocazioni dell’esercito israeliano, è stato intercettato in una palazzina di Ramallah grazie, verosimilmente, alla spiata del solito delatore. La casa, non lontana dall’abitazione privata del presidente dell’Anp Abu Mazen, è stata circondata da reparti dell’esercito, che si erano portati dietro anche un poderoso bulldozer. Vista la mala parata, Ibrahim Hamed si è arreso senza opporre resistenza. «L’arresto di Ibrahim Hamed, capo delle Brigate Ezzedine Al Qassam in Cisgiordania, rappresenta una grave escalation e una provocazione nei confronti della popolazione palestinese, in un momento in cui osserva un periodo di calma» negli attacchi anti-israeliani, protesta uno dei dirigenti politici di Hamas in Cisgiordania, Farhat Assaad. «L’arresto mira a ostacolare qualsiasi chance di stabilità nella regione», ha aggiunto. Ma eviterà forse qualche altra carneficina, si è dimenticato di osservare.