Gli israeliani rioccupano Gaza con una «fascia di sicurezza»

La creazione di una zona cuscinetto a nord della Striscia impedirà il lancio dei missili Qassam di Hamas

Gian Micalessin

Il grande balzo all’indietro è pronto. Dieci giorni dopo il rapimento del caporale Gilad Shalit e 24 ore dopo la caduta del primo missile Qassam nel cuore di Ashqelon, l’esercito israeliano si prepara a rioccupare una fetta di Gaza, instaurando una fascia di sicurezza nella parte settentrionale della Striscia. A riprendere, insomma, il controllo di una parte dei Territori occupati per 38 anni di fila e abbandonati solo 10 mesi fa. Il governo di Ehud Olmert si guarda bene dal definirla rioccupazione. Le misure d’emergenza decise dal gabinetto di sicurezza ieri mattina accennano, ufficialmente, solo alla continuazione della «prolungata e graduale azione militare» nella Striscia e a un «cambio delle regole del gioco» nei confronti di Hamas.
Il cambio delle regole d’ingaggio con il movimento fondamentalista sembra già produrre i primi effetti. Secondo notizie circolate ieri sera, Khaled Meshaal, capo dell’ufficio politico di Hamas in esilio, avrebbe abbandonato Damasco con tutta la famiglia cercando asilo in Algeria. La notizia, smentita da Hamas, sarebbe il frutto delle pesanti pressioni politiche sulla Siria e della minaccia di un blitz militare su Damasco per l’eliminazione di tutti i dirigenti sospettati di aver pianificato il rapimento del caporale Gilad Shalit. Dopo quelle minacce e il sorvolo da parte degli F16 israeliani del suo palazzo il presidente siriano avrebbe ingiunto a Meshaal di scegliere tra la liberazione dell’ostaggio o l’addio a Damasco.
Per intuire le altre mosse decise dal gabinetto di sicurezza non occorre essere degli strateghi. Il comando militare intende entrare in forza e creare un’ampia zona-cuscinetto a nord, la quale servirà a impedire il lancio di missili Qassam e a garantire la sicurezza dei circa 200mila israeliani residenti all’interno del nuovo raggio d’azione delle testate palestinesi. A sud verrebbe invece costituita una sorta di cintura per impedire il trasferimento del caporale Gilad Shalit.
L’ostaggio, secondo l’intelligence israeliana, è vivo e viene tenuto in un bunker sotterraneo nella zona del vecchio aeroporto della Striscia di Gaza. Da lì l’esercito israeliano potrebbe allargare la sua presenza fino a Khan Younis. Il balzo in avanti servirebbe a evitare un trasferimento dell’ostaggio o addirittura quel passaggio in Egitto attraverso un tunnel ordinato - secondo alcune voci – da Khaled Meshaal.
«La gente di Beit Hanoun e Beit Lahiya può cominciare a fare i bagagli», ha detto ieri il ministro Zeev Boim accennando al destino dei centri abitati nel nord di Gaza. Poco dopo i soldati israeliani entravano a Beit Hanoun e militanti di Hamas aprivano il fuoco con lanciarazzi anticarro sui tank e sui bulldozer. Al valico di Eretz l’esercito israeliano aveva appena ucciso un ragazzo palestinese di 13 anni sorpreso nella zona industriale. E in serata un raid aereo sul quartiere di Zeitun, a Gaza City, ha causato la morte di almeno due persone. Nella notte di martedì gli aerei israeliani avevano nuovamente colpito la sede del ministero degli Interni a Gaza, un campo di addestramento e una scuola di Hamas.
L’avanzata nel nord della Striscia punta a rioccupare gli ex insediamenti di Alei Sinai, Dugit e Nissanit, diventati poligoni di lancio per i Qassam. Da lì è partita martedì la testata che con un balzo record di 12 chilometri ha centrato la scuola di Ashqelon. Quel missile – dotato di un doppio propulsore sviluppato dagli «ingegneri» di Hamas e rivendicato dall’ala militare dell’organizzazione – concretizza le grandi paure evocate dall’estrema destra dopo l’addio a Gaza e costringe Olmert a sposare la rioccupazione della Striscia chiesta dal Likud.«Il tentativo di colpire i cittadini israeliani è una notevole escalation e richiede una risposta straordinaria… Hamas sarà il primo a sperimentarla – ripeteva ieri il premier giustificando una mossa politicamente assai pericolosa perché rischia di ipotecare quel ritiro dalla Cisgiordania cuore ed essenza del programma politico del suo governo.
In Cisgiordania l’esercito ha sventato un attentato a un insediamento sorprendendo un 17enne militante della Jihad islamica pronto a farsi saltare all’interno della colonia. A Gerico un militante delle Brigate Martiri Al Aqsa è stato freddato durante un tentativo di arresto.