Israeliano rapito, filmato e ucciso Hamas copia la strategia di Al Qaida

L’ostaggio bendato e supplicante è stato ripreso poco prima dell’esecuzione. Israele: «Ammazzeremo tutti i vostri leader»

Gian Micalessin

La tecnica ricorda gli orrori iracheni di Al Zarqawi. Ma questa volta è successo in Cisgiordania, a Betunya, sobborgo di quella Ramallah capitale dell’Autorità nazionale palestinese. L’orrore di un ostaggio bendato, legato, costretto a implorare per la propria vita davanti allo stendardo dei suoi sequestratori, fa la sua comparsa in un filmato distribuito ieri da una nuova e misteriosa cellula di Hamas. Davanti alla bandiera verde di Hamas con i versi del Corano c’è Sasson Nuriel. Era un commerciante israeliano, vendeva caramelle e macchinari per produrle, è stato ritrovato cadavere all’alba di lunedì in una casa di Betunya utilizzata dai militanti fondamentalisti.
Nel filmato ha le mani legate dietro la schiena, gli occhi coperti da una di quelle bandane con gli stessi colori della bandiera che i militanti di Hamas portano avvolta alla fronte. Sulla gamba tiene appoggiata, ben in vista, la patente israeliana con la propria foto. La sua voce sussurra in arabo la richiesta di liberazione per tutti i prigionieri palestinesi impostagli dai suoi sequestratori. «Rilasciate - implora Nuriel - tutti quei ragazzi dalle prigioni».
Ma se è stato rapito per ottenere uno scambio di prigionieri perché ucciderlo così rapidamente? La vicenda di Sasson Nuriel e del video è, a dire il vero, tutt’altro che chiara. A Pisgat Zeev, l’insediamento alle porte di Gerusalemme dove viveva, Sasson Nuriel era conosciuto per i suoi legami con molti clienti palestinesi, a cui continuava a vendere le caramelle e i macchinari per produrle e confezionarle. Questi ininterrotti rapporti commerciali con il «nemico» lo portavano spesso in Cisgiordania. Ma mercoledì della settimana scorsa non rientra a casa e, a mezzanotte, la moglie avverte la polizia. Il caso passa subito nelle mani dei servizi di sicurezza interni, al corrente dei suoi legami con i palestinesi. La notizia del rapimento non trapela fino a lunedì sera, quando i servizi di sicurezza diffondono la notizia del ritrovamento del suo cadavere.
Secondo la versione israeliana, il corpo viene ritrovato nella casa di Betunya grazie alla confessione di uno dei rapitori, catturato nel corso delle indagini. Stando a questa confessione, la decisione di uccidere Nurel sarebbe stata presa in seguito alle vaste retate avviate dall’esercito israeliano in risposta ai lanci di missili da Gaza. Un imprevisto che rende troppo complessa la gestione del rapimento e decreta, di fatto, la fine di Nurel. Ma Hamas, nonostante il video e la rivendicazione di una misteriosa cellula definitasi «Unità per i rapimenti», smentisce tutto e sostiene di aver assassinato Nuriel dopo averlo identificato come un agente dello Shin Bet.
Qualunque sia la verità, il ministro della Difesa israeliano Shaul Mofaz ha speso ieri parole di fuoco, minacciando di ordinare l’uccisione di tutta la dirigenza di Hamas per vendicare quell’assassinio. «Hamas ha commesso un atto imperdonabile, e quindi siamo costretti a rivedere le regole del gioco, non possiamo fargliela passare liscia, devono capire che Israele è pronto ad agire per difendere i propri cittadini». Mofaz ha anche liquidato come inattendibile la tregua annunciata dal capo di Hamas, Mahmoud Zahar. «Le sue parole non mi soddisfano, voglio sentire anche altri leader di Hamas pronunciare le stessa dichiarazione. Ma se continueranno a lanciare missili sui nostri territori li manderemo tutti a far compagnia a Yassin e Rantisi», ha detto Mofaz ricordando i due capi uccisi da Israele nella primavera del 2004.
La decisione di Hamas di riprendere la tregua, seguita da un annuncio simile dalla Jihad islamica, non ha messo fine alle incursioni aeree israeliane nella Striscia né alle retate di militanti. All’alba di ieri, mentre gli elicotteri colpivano, senza fare feriti, alcune zone di Gaza, l’esercito procedeva all’arresto di altri 81 militanti di Hamas e della Jihad islamica in Cisgiordania.
L’arresto di quasi 300 esponenti di primo piano di Hamas e Jihad punta, secondo i portavoce fondamentalisti, a impedire la partecipazione delle due organizzazioni alle elezioni per il rinnovo del Parlamento palestinese del prossimo gennaio.