A Istanbul la Ferrari fa cose turche Schumacher fuori giri

Il tedesco in testa coda, non finisce la qualifica: «Nemmeno la mia esperienza potrà salvare la Rossa»

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Istanbul

C’è stanchezza nel box ferrarista. Per capirlo basta spiare lo sguardo di tutti, dai Todt che comandano ai tanti che si dannano l’anima nel trovare una soluzione. È spossatezza, quella che ha avvinghiato gli animi rosso vestiti, spossatezza non solo figlia degli insuccessi di questo anno disgraziato, ma dell’impietosa altalena su cui è salito il Cavallino. Prima su e poi giù, come in Australia e in Malesia e molte volte ancora. Basti confrontare il disastro di ieri con la pole di Budapest e il secondo posto finale di Schumi. Parliamo di tre settimane fa, non una vita. Per cui Barrichello, ormai separato in casa, fa quasi festa per il suo 11º posto e dice: «Vista la situazione, mi è andata bene... molti davanti hanno avuto problemi». Mentre Schumi è perfino finito in testacoda, buttando all’aria la qualifica: «Ho affrontato quella curva nel solito modo, ma non me l’aspettavo così scivolosa... forse un colpo di vento ha fatto il resto. Certo, però, che abbiamo fatto un passo indietro e non so il perché».
Fatto sta che l’altalena continua sul Bosforo, un’altalena che ha spossato gli animi rampanti, perché se crisi c’è, che crisi sia e non questo devastante su e giù da non capirci niente. La colpa è delle gomme, anche se a parole la Ferrari fa quadrato con la Bridgestone, benché qualche primo, elegante accenno di scaricabarile cominci a profilarsi. «In fondo, la macchina è la stessa che era in pole a Budapest...» è la frase. A quanto pare, i pneumatici portati in Turchia si sono rivelati un po’ troppo prudenti (si legga, duri).
Animi stanchi, anche perché fa male vedere la pole di Raikkonen o le due Renault di nuovo in vetta con Fisichella secondo che promette «sono pronto ad aiutare Fernando» e Alonso, terzo, che conta su di sé e anche sul romano e controlla nello specchietto che Montoya (4º) non faccia pazzie al via. Ma alla Rossa fa soprattutto male sapere di aver preso due secondi al giro e di vedere scemare le residue speranze di lottare almeno per il mondiale Costruttori (117 punti Renault, 105 McLaren, 86 Ferrari). Forse anche per questo un animo temprato da mille fatiche come quello di Schumi, un poco comincia a vacillare: «Sarebbe molto bello se, nella rimonta in gara, potesse essermi d’aiuto l’esperienza: ma basta guadare i tempi fatti qui per comprendere che sarà molto difficile. Non siamo mai stati competitivi... e per tentare certi recuperi devi almeno sapere di essere in grado di andare veloce. Senza il testacoda, al massimo, saremmo stati in settima posizione... troppo poco per la Ferrari». Come dire: neppure un super Schumacher può far risorgere la Rossa azzoppata e confusa dalle gomme.
«Ci attendevamo una qualifica difficile, ma il risultato è andato oltre le nostre aspettative. Il problema è il solito: ci manca aderenza», ammette il direttore generale della Ferrari, Jean Todt. «Data la situazione – aggiunge – cambieremo il motore di Michael». Ovvero: il tedesco sarà costretto a scattare dieci posizioni dietro, cioè ultimo, ma ultimo già era. Visto però che anche sulla Minardi di Karthikeyan è stato sostituito il motore, visto che Villeneuve è andato in testacoda e visto che a Sato sono stati tolti i tempi per l’infrazione su Webber, il tedesco del Cavallino scatterà dalla diciottesima piazza. È l’unica nota positiva della giornata, e si fa per dire, ma non cambia di una virgola l’umore di chi, sull’altalena, va un po’ su e un po’ giù.