Istituto di pena. O galera

Andrebbe ridefinita la funzione del carcere nella società italiana: è inutile fingere che non si scontrino visioni assai diverse, però lo si finge ogni volta. Se si considera il carcere come una punizione o un impedimento fisico a delinquere (funzione retributiva) allora non si devono fare indulti ma neanche concedere semilibertà, condizionali, permessi vari, non si deve andare troppo per il sottile con le perizie psichiatriche e il problema del sovrappopolamento è facile da risolvere: basta fare più galere. Se invece si considera il carcere in forma anche rieducativa, teso ossia a scoraggiare le recidive e a convincere che di delinquere non valga o la pena, allora i suddetti strumenti vanno usati per distinguere da caso a caso, giacché è improbabile che assassini tardo-adolescenziali come Erika o Pietro Maso abbiano le stesse probabilità di tornare a delinquere che hanno i seviziatori albanesi di Treviso. La funzione rieducativa del carcere sarebbe peraltro sostenuta dalla Costituzione (articolo 27) ma è inopinatamente rimasta lettera morta: da qui il bailamme. Si blatera sempre di cambiare la Costituzione, ma nessuno osa nominare l’articolo 27. Che cosa debbano essere le carceri italiane: è il dibattito più serio da fare.