Gli istriani rivogliono la loro storia non quella raccontata da Borzani

Il presidente dei giuliano-dalmati contesta le affermazioni dell’assessore all’inaugurazione della targa sulla tragedia delle foibe

Il trafiletto apparso a pag. 46 ne «il Giornale» del 21 febbraio u.s., intitolato «L'etnia è solo un fattore: lasciamo agli storici ogni giudizio sulle foibe», concernente la presa di posizione dell'Assessore alla Cultura del Comune di Genova, dr. Luca Borzani, nonché le dichiarazioni di quest'ultimo in occasione dello scoprimento della targa, voluta dalla IV Circoscrizione Val Bisagno, che ricorda la tragedia delle Foibe e dell'Esodo di 350.000 Giuliano-Dalmati (cioè più del 90% della popolazione di etnia italiana… in realtà un vero e proprio plebiscito di fatto) hanno profondamente indignato gli Esuli provenienti dalle ex Provincie di Fiume, Pola e Zara, nonchè dalla gran parte delle ex Province di Trieste e Gorizia, e ormai da quasi sessant'anni residenti a Genova (città che hanno imparato ad amare e nel cui contesto socio-economico si sono perfettamente inseriti, senza con ciò minimamente tradire o anche solo scordare le proprie radici).
Dalla mia Diaspora, proprio perché ricopro la carica di Presidente Provinciale ANVGD (Ass. Naz. Venezia Giulia e Dalmazia) di Genova, sono stato sollecitato a rispondere a quanto - evidenziando scarsa conoscenza della storia e ignorando, cosa ancor più grave, persino l'attuale pensiero sul problema della «sinistra» italiana - l'Assessore Borzani ha maldestramente affermato. Ho detto «poca conoscenza della storia», perché i contrasti etnici non sono sorti in conseguenza di una pur cieca politica fascista di forzata (ma non troppo, considerando, per esempio i cognomi all'interno della mia stessa famiglia) italianizzazione (o, in grande misura, «ri-italianizzazione» a seguito della precedente politica di slavizzazione condotta per oltre un secolo, tramite i documenti parrocchiali, dal clero croato), ma risalgono addirittura agli inizi del secolo nono e sono documentati nel «Placito al Risano» (una specie di petizione che, nell'anno 804, gli Istriani rivolgono a Carlo Magno e rimettono nelle mani dei suoi «missi dominici» appositamente inviati dall'imperatore, denunciando massacri, stupri, violenze di ogni genere, furti di bestiame, vandalici tagli di vitigni e di alberi da frutto, da parte di orde slave, provenienti dal Nord, che periodicamente compiono scorrerie sul territorio).
Mi preme, in particolare, evidenziare le seguenti frasi infelici dell'Assessore succitato: «Il fenomeno delle foibe … deve considerarsi legato a una catena indissolubile che comprende fascismo, antifascismo, guerra e dopoguerra. E non può essere nemmeno disgiunto dal processo violento di italianizzazione dei Paesi slavi, dalla ferocia dell'occupazione nazista, e dal disegno che ha attraversato la resistenza jugoslava fra il 1943 e il '45, teso a escludere le alternative politiche diverse da quelle espresse dallo Stato titino». Aggiungendo … «il fatto etnico è una componente, ma non è determinante». E ancora: «Non sono solo italiani e non si può parlare di pulizia etnica. Ma solo di una conseguenza della guerra, non dettata dall'odio razziale, dalla rappresaglia personale per pareggiare questioni personali lasciate in sospeso».
Comincerò a contestare le succitate affermazioni, riportando alcuni passi di due distinte lettere, entrambe indirizzate al Presidente degli Esuli Istriani, Fiumani e Dalmati, ing. Guido Brazzoduro, convinto che, così facendo, mi risparmierò un bel po' di fatica nello spiegare ai lettori, perchè quanto asserito dal Borzani - mi auguro in buona fede - sia del tutto falso. Ecco ciò che, tra l'altro, si asserisce nella prima lettera del 14 ottobre 2004, sottoscritta dagli On.li Luciano Violante, Pierluigi Castagnetti, Ugo Intini (in pratica dalla sinistra parlamentare): «… L'intero popolo degli italiani dell'Istria venne disintegrato nella sua unità storico-culturale e nella stessa memoria, affidata in Italia, quando fu affidata, a intelligenze incapaci di comprendere, mentre in Jugoslavia, ma anche in casa nostra, troppi operavano per sopire, o addirittura per proporre l'offensiva equazione istriani = fascisti». Nella seconda, datata Roma 9 febbraio 2005, a firma del Segretario politico dei «Democratici di Sinistra», l'On. Piero Fassino, sulla tragedia delle Foibe, così si esprime: «… Nelle foibe morirono donne e uomini colpevoli soltanto di essere italiani. E l'esodo fu l'espulsione di massa di una intera comunità, con l'obiettivo di sradicare l'italianità di quelle terre. Né il contesto politico del tempo, né l'aggressione operata dal regime fascista alla Iugoslavia possono giustificare le sofferenze atroci di cui furono vittime donne e uomini innocenti».
Ho, per motivi di scarsità di spazio, riportato solo questi due significativi passi, ma le due lettere meriterebbero di essere riprodotte integralmente, perché sono, a parer mio ed a quello di tanti Esuli che hanno avuto occasione di leggerle, sottoscrivibili al 100%. Se appunto va fatto è che tale riconoscimento è avvenuto dopo sessant'anni di vergognoso, colpevole silenzio da parte di tutte le Forze politiche (quindi «silenzio di Stato» non solo voluto, ma imposto a tutta la Nazione).
Da quanto sinora enunciato chiaramente si evince:
a) che le foibe furono il mezzo di un piano ben architettato ed ancor meglio portato a compimento da parte degli slavi del Maresciallo Tito per terrorizzare e far prendere la strada dell'esilio ai residenti di etnia italiana di quelle Terre (come ebbe a confessare, nel corso di un'intervista a «Panorama», il 21/7/1991, l'ex ideologo del regime, Milovan Gilas, dichiarando: «… Nel 1945 io e Kardelj fummo mandati da Tito in Istria. Era nostro compito indurre tutti gli italiani ad andar via con pressioni di ogni tipo. E così fu fatto»);
b) che si trattò, di conseguenza, di pulizia etnica, attuata da elementi slavi nei confronti di italiani, e non una resa di conti di natura politica (motivazione che, comunque, venne accampata per giustificare ingiustificabili, disumani comportamenti di inaudita ferocia… anche perché nelle foibe furono gettati, spesso ancor vivi, tantissimi antifascisti e persino esponenti del CNL);
c) che l'esodo è stato una conseguenza di quel clima di terrore e che è offensiva - oltre che non veritiera - l'equazione «istriani = fascisti» per anni ribadita dalle sinistre e ripresa - o, comunque, mai contestata - per stupidità, viltà o convenienza persino dallo stesso centro;
d) che «né il contesto politico del tempo, né l'aggressione operata dal regime fascista alla Jugoslavia possono giustificare le sofferenze atroci di cui furono vittime donne e uomini innocenti»: il che sta in parole povere a significare che un crimine contro l'umanità - e le foibe lo sono - rimane tale da chiunque sia stato perpetrato e non può trovare giustificazioni od attenuanti di sorta;
e) che in Jugoslavia, ma anche in Italia, ci si è spesso adoperati per sopire le coscienze dei cittadini tenendoli all'oscuro di un dramma che ha colpito un intero Popolo.
Per concludere mi corre l'obbligo far rilevare, sicuro di interpretare il pensiero ed i desiderata dei miei Associati, quanto segue:
1) Il «Giorno del Ricordo», ormai legge dello Stato, a lungo atteso dagli Esuli, assetati di giustizia e di verità storica, e passato al Parlamento con voto «bipartisan», rischia di essere vanificato proprio dai politici, che, invece di adoperarsi perché quei tragici avvenimenti siano correttamente rammentati e commemorati, continuano a darsi battaglia sull'argomento e a rinfacciarsi pesanti responsabilità: il tutto, spesso, avendo scarsissima conoscenza di quanto accaduto in quei Territori;
2) Troppi sono ancora coloro che, imbevuti dai veleni di una propaganda durata più di cinquant'anni, tendono se non a negare i fatti, o - per essere precisi - i misfatti, quanto meno a minimizzarli o a trovar loro capziose spiegazioni. Così comportandosi si mettono sullo stesso piano di quei nazisti che ancor oggi, nonostante la inoppugnabile documentazione dei fatti, continuano ad asserire che gli ebrei, gli zingari, gli infermi di mente e di corpo, eliminati nei campi di sterminio del III Reich non sono più di qualche centinaio di migliaia, che non esiste nessun documento ufficiale, firmato da Hitler, che abbia autorizzato le camere a gas, e che se ci sono state le leggi razziali, queste sono state la conseguenza di un comportamento antinazionale degli israeliti, di aver dominato l'economia della Germania, procurando ai tedeschi disoccupazione, miseria, fame, di aver praticato l'usura, ecc., ecc.
È chiaro che si tratta di un atteggiamento estremamente pericoloso, perché, mettersi su questa strada, significa autorizzare qualsiasi nefandezza, trovando sempre motivazioni artatamente costruite per giustificare torture e massacri;
3) I Giuliano-Dalmati hanno la sensazione - che spesso, ahimè, si trasforma in autentica certezza - che nel nostro Paese ci sia chi si dia un daffare maledetto per creare altrettante «Giornate della Contromemoria».
Quando sarà concesso agli Esuli di rendere testimonianza sui tragici avvenimenti accaduti ai confini nord-orientali, narrando una storia - che, non scordiamo, è storia patria - vissuta, purtroppo, sulla propria pelle?
Quando i politici e gli storici di parte smetteranno di blaterare sparando opinioni interessate e taceranno almeno per un giorno (il 10 febbraio, per l'appunto) ascoltando una volta tanto non fosse altro che per apprendere ciò che un pesante silenzio, durato ben sessant'anni, ha impedito loro di conoscere? Se non lo faranno subito, anche quei pochi testimoni superstiti, sopravvissuti sinora alle dure leggi della natura, scompariranno andando a raggiungere i loro antenati! È questo che si vuole???
*Presidente Comitato Provinciale
A.N.V.G.D. Genova