Istruttorio e distruttorio

Sul palco degli imputati manca qualcuno. È passato in cavalleria che il codice penale dei primi anni Novanta sia all'origine dei problemi che stanno macerando politici e giornalisti: verbali e intercettazioni ovunque, procure colabrodo, atti depositati in edicola, quel che sappiamo. È passato in cavalleria che gli atti siano pubblici perché la gente deve sapere. Ma sapere che cosa? Da Mani pulite in poi è stata spacciata una mistificazione colossale. Andatevi a vedere le relazioni dei procuratori generali di Cassazione e di Corte d'Appello del 1992, o ancora le lamentazioni del Csm e di tanti cronisti giudiziari: si agitavano perché il nuovo codice prevedeva che non uscisse una riga sino al processo. Persino le toghe di Mani pulite osteggiavano un codice ritenuto troppo garantista e che tuttavia, una volta stravolto, permise loro d'inaugurare la stagione della gogna. Giovanni Galloni, vicepresidente del Csm, 1992: «La stampa deve intervenire solo a fine indagini, e l'avviso di garanzia è coperto dal segreto istruttorio». Giandomenico Pisapia, padre del nuovo codice: «È il processo che è pubblico, non le indagini». E via così. Ma sul palco degli imputati mancano semplicemente i colpevoli.