Italbasket Bravo Pianigiani, ha trasformato dei viziati in una squadra

di Oscar Eleni

Diceva un poeta francese che abbiamo appena il tempo di dire ti amo, come è successo al popolo del basket dopo la vittoria in Israele, ma già al secondo bacio, la quarta vittoria consecutiva che non ha qualificato l'Italia per i prossimi europei, per considerare questa Nazionale se non incompleta, almeno inadeguata.
Congedata con il caldo abbraccio di Bari dopo il successo sul Montenegro, la forza del girone che ci ha escluso, la rappresentativa di uno stato di 620.000 abitanti, in realtà i montenegrini sono 252.666, che ci ha comunque lasciato fuori dalla porta perché siamo dietro anche ad Israele, ci troviamo sul bordo del mare che porta in Turchia dove da oggi 24 nazioni si giocano il mondiale e la Rai parte con la diretta Francia-Spagna nella speranza che non abbandoni per il tiro alla fune. Costretti a guardare gli altri e a bere quello che c'è nel prezioso bicchiere protetto come si deve da Simone Pianigiani, uno che sapeva di andare alla crociata impossibile, ma che ci ha provato ed è stato proprio bravo a far diventare una squadra un gruppo di giocatori viziati e senza vero peso specifico a livello internazionale.
Liquido scuro, insapore, una provetta dove dentro troviamo il poco che ci danno le vigne del basket nazionale, con la polverina dei due ragazzi Nba, il Bargnani che ha fatto tutti i suoi record in azzurro, e il Belinelli testardo che ha ritrovato soltanto in parte quello che aveva dentro prima delle esperienze negative a San Francisco e Toronto. Loro le calamite, ma non potevano bastare. Ora aspettando di capire se Polonia, Belgio, Ungheria, Bulgaria, Lettonia, Bosnia e Ucraina ci faranno dormire male fino al prossimo anno, quando ci sarà ancora un posto da prendere per l'europeo in Lituania, domandiamoci se esistono basi per una squadra più forte, se dobbiamo credere di aver ritrovato qualcosa fra le macerie degli ultimi anni.
Tutti pensano che potrebbe essere Danilo Gallinari a farci fare un salto di qualità insieme a Belinelli e Bargnani, ma la Nba non lascia tanto spazio ai suoi stipendiati e cederli per due mesi non è proprio fra le idee che piacciono a chi comanda.
Bisognerà lavorare tanto su quelli che ci sono, nella speranza che nasca un fiore diverso. Pianigiani ha messo in quintetto Cararretto, ottavo uomo della sua squadra campione, ha utilizzato molto Ress, altro cambio a Siena, ha avuto parecchio da Mancinelli, non titolare a Milano, ha centellinato Aradori il migliore, per alcuni, under 22 dell'ultimo torneo, a cui potrà concedere non più di 10 minuti a partita nella nuova Montepaschi pensando all'eurolega, ha cercato di capire se il gruppo romano, quello, più visto in campionato, poteva farcela: Giachetti è stato utile, ma, come Maestranzi, soffre quando i contatti diventano esagerati; Gigli regge 10' e poi si svuota, Vitali è stato sempre a guardare perché non sa ancora cosa sia la difesa, Crosariol, l'unico lungo di sostegno vive nell'illusione che gli avversari si spaventino.
Ci voleva qualcosa di più per qualificarsi, ci servirà molto di più per non stare a guardare gli altri che si divertono ai mondiali o alle Olimpiadi, perché fino a quando resta chiusa la porta europea saremo ai margini dell'impero.