Italbasket come Plutone: è piccola per il mondiale

Oscar Eleni

Li chiamano tiri liberi, ma diventano catene per andare in fondo all’isola di Honsu se ne sbagli 7 negli ultimi 7 secondi. E dispiace che la pioggia acida lavi il sudore dei nostri avversari, ma non le lacrime del capitano azzurro Basile, deciso adesso a lasciare la nazionale - anche se è giusto farlo ragionare su un calo fisiologico già notato a Barcellona dal cerbero Ivanovic - che, a 6 centesimi dalla conclusione, non scarta il regalo che gli aveva fatto il barbuto Macijauskas per andare almeno ai supplementari dopo aver rimontato 10 punti di scarto nei 4 minuti conclusivi dove non ci è mancato il carattere, ma sicuramente il talento.
L’Italia del basket, dopo aver sognato di essere davvero un pianeta importante del mondiale, perché quello dicevano i soliti cortigiani di bocca buona, scopre alla fine della partita perduta contro la Lituania di essere come Plutone. Troppo piccola ancora, fuori dal gioco dove ieri sono entrate con passo deciso Argentina, Spagna e la Turchia di Tanjevic che pure non aveva il suo talento Ilyasova. Peccato andarsene in questo modo, avendo scoperto che il profilo basso era adatto ad Azzurra, mentre i troppi elogi denudavano la creatura e mettevano in allarme gli avversari: Senegal e Portorico ci avevano detto di stare attenti a perdere la santa ingenuità. La Lituania, ancora scottata dall’eliminazione olimpica nella semifinale di Atene, ha deciso che avrebbe voluto vedere le nostre carte giocando una discreta difesa, veleno per lo spirito della scuola baltica, dopo un primo quarto in cui l’Italia ha segnato in contropiede più che in tutto il torneo, con Rocca e Di Bella scatenati. Arrivati al più 5 dopo 1’3” del secondo quarto, abbiamo cominciato a perdere il senso del gioco e quando Belinelli ha fatto 2 falli in 19” è cominciata una crisi che a 4 minuti dalla fine ci ha portato a meno 10, incapaci di fermare Macijauskas, Darjus Lavrinovic, il Songaila implacabile nei tiri liberi dove noi già sentivamo il pallone come un macigno da buttare via in fretta. Un minuto per ribellarsi, qualcosa di più per tornare a sperare con Mordente che faceva un’azione da 4 punti chiarendo che la difesa lituana era vogliosa di peccati, poi Di Bella, il tiro da 3 di Belinelli per il 65-68, il secondo in una partita da paggio Fernando spaventato. Qui, però, cominciavano gli errori gravi, due palle regalate da Di Bella - una dopo un recupero bellissimo - giocatore che non usa mai mezze misure quando decide di fare l’Icaro che vola verso un sole troppo caldo per le sue alucce. La squadra di Sireika, comunque, ci dava ancora una mano, Belinelli per portarci al meno 2, ancora lui sulla linea di tiro libero per il pareggio a 8” dalla fine, ma ne sbagliava uno. Fallo sistematico e Kleiza mancava i due colpi per chiudere, ma era Songaila a volare più alto per il rimbalzo, prendendosi un altro fallo e lui, che era stato una sentenza 8 su 8, falliva dicendoci: «ehi, potete farcela ancora», ma era il grande inganno. Un secondo da giocare, 3 punti sotto e Belinelli mancava apposta il secondo, sperando nel rimbalzo lungo. Lo prendeva Basile sul quale Maci il barbuto faceva la cappellina, ricordando la mano magica del giocatore di Ruvo. Tre liberi per andare al supplementare, tiri nelle mani sante di un giocatore che dal 1999 ci ha regalato prestazioni straordinarie. Le formichine di Saitama, dopo aver mangiato il cervello di Azzurra, fanno diventare un macigno la palla che il capitano spara, ma non mette dentro. Poi è un tunnel senza luce dove lui si siede disperato, abbracciato dai compagni che capiscono, anche da quelli che avevano sbagliato così tanto prima di lui, anche dal Recalcati che per 15 minuti, cambiandolo spesso, ha sperato di trovare almeno una luce negli occhi del capitano che ci aveva traghettato oltre il muro della Cina. Abbiamo fatto tanto per essere un pianeta nuovo, ma nella sostanza abbiamo soltanto messo in moto una macchina che ci servirà più equilibrata l’anno prossimo negli europei in Spagna che daranno anche il passaporto per le Olimpiadi di Pechino dove tutti pensano che ci saremo di sicuro,perché nel gruppo arriveranno altri giovani talenti oltre a Bargnani. Ma attenti a non scoprire di essere Plutone anche per l’Europa.