Italease, restano i dubbi sui «derivati» E in Borsa è il crollo

Dopo la chiusura di 610 milioni di esposizione, le incertezze riguardano la reale entità del buco di bilancio. Il titolo cede l’8%

da Milano

Venerdì scorso gli azionisti di Italease avevano in tasca 150 milioni che ora non ci sono più: sebbene si tratti di un calcolo virtuale è questa la prima risposta di Piazza Affari alla decisione del gruppo di riportarsi in casa la gestione dei derivati elevando la perdita potenziale da 600 a 730 milioni.
Dopo una sospensione al ribasso, il titolo ha così ceduto l’8,1% sprofondando ai minimi dell’anno di 18,38 euro mentre alcune banche d’affari ritoccavano le stime sui conti del gruppo. L’incertezza ha corroborato la sensazione che il presidente Lucio Rondelli dovrà chiedere ai soci di mettere mano al portafogli: 319 milioni il fabbisogno secondo uno studio di Deutsche Bank (che ha tagliato del 36% le proprie attese sul titolo) ma anche Rasbank e Cheuvreux sono apparse preoccupate.
Senza contare il rischio che Italease debba rinunciare al 50% di Banca Sai e al conseguente accordo di bancassurance raggiunto con FonSai: la penale sarebbe di 71 milioni e la scorsa settimana c’è stato un aggiornamento tra le controparti. Si tratta dell’ultima operazione industriale messa a segno dall’ex numero uno Massimo Faenza prima di inciampare nelle vicende giudiziarie dell’immobiliarista Danilo Coppola e che i derivati proposti ai clienti divenissero un boomerang per i conti del gruppo. Per cercare di contenerne l’impatto venerdì scorso Italease ha ufficializzato di aver speso 610 milioni per «ricomprare» gran parte di questi strumenti finanziari e ha calcolato perdite potenziali per altri 120 milioni: in tutto 730 milioni rispetto ai 600 preventivati all’inizio del mese scorso.
Il rischio era che alla prossima stretta sul costo del denaro da parte della Banca Centrale Europea, i derivati dalla struttura più complessa avessero un effetto a catena sui clienti di Italease. Fino a impattare, attraverso i contratti di leasing, sulla stessa sopravvivenza del gruppo milanese (meno 12,9% il minimo toccati ieri in Borsa) che ha come socio di riferimento Bpvn (divenuta Banco Popolare dopo la conquista di Bpi) accanto ad altre cooperative. Per avere maggiori dettagli sulla ricaduta finanziaria occorre attendere fine mese (a settembre il bilancio consolidato) mentre per le posizioni ancora aperte il gruppo ha fatto sapere di affidarsi alla consulenza di Mediobanca e Goldman Sachs.
Una soluzione potrebbe essere quella di cercare un incrocio con Meliorbanca ma nel frattempo il mercato ha ritirato la propria fiducia in Italease: nel solo ultimo mese ha lasciato sul terreno il 40% del proprio valore con la repentina ritirata dei fondi hedge che avevano appoggiato la campagna acquisti con cui Faenza aveva trasformato una realtà captive del mondo delle popolari in un gruppo con ramificazioni dalla bancassurance al credito al consumo.