«Italease vuol crescere: entro l’anno una preda da 2,8 miliardi in Italia»

«Il semestre sta andando bene. Anticipare il piano triennale? Sono fiducioso»

Massimo Restelli

da Milano

Un’acquisizione da 2,8 miliardi da realizzare entro l’anno in Italia e la prospettiva di anticipare gli obiettivi del piano triennale che punta a 250 milioni di utili nel 2008 (34,6 milioni quelli registrati nel primo trimestre): l’amministratore delegato Massimo Faenza non nasconde la possibilità di trasformare Banca Italease nel polo in cui «potrebbero convergere tutte le attività parabancarie delle Popolari». Un mondo di tradizioni e interessi variegati a cui Faenza, 40 anni, si rapporta con un approccio «industriale» allo scopo di spingere lo sviluppo di Italease. Una tessera è stata posta ieri con il perfezionamento dell’acquisizione da Bpi di Bipielle Leasing (51 milioni) ma l’intento è «proseguire su questa strada acquisendo, magari da altre Popolari, società che hanno una rete distributiva. Stiamo poi vagliando opportunità nel factoring», spiega Faenza mentre controlla l’andamento del gruppo in Piazza Affari: dalla quotazione avvenuta nel giugno del 2005 il titolo ha guadagnato il 260% malgrado la maggioranza del capitale sia blindata in un patto di sindacato tra Popolare Emilia-Romagna, Popolare di Sondrio, Bipiemme, Verona-Novara, Antonveneta e Reale Mutua. Prossimi approdi: Svizzera e Croazia.
Sul mercato si scommette che Banca Italease farà presto un salto dimensionale...
«Posso anticipare che entro l’anno contiamo di chiudere una grande acquisizione in Italia. Stiamo guardando una società con 2,8 miliardi di attivi e non intendiamo rinunciarvi».
Allora perché si è ritirato dalla corsa per Fidis?
«Fiat ha deciso di vendere solo il 50% del capitale».
Il controllo paritetico non è sufficiente per costruire un progetto industriale?
«Fidis è una bella società che abbiamo studiato con molto interesse. Italease si era tuttavia avvicinata al gruppo con un’ottica commerciale, mentre Fiat appariva più che altro in cerca di un partner finanziario. L’amministratore delegato Sergio Marchionne non ha peraltro mai nascosto, come è logico, che la priorità del Lingotto sia spingere la vendita di automobili, la nostra è invece valorizzare il credito: due obiettivi che non è semplice sposare appieno».
Italease amplierà la propria offerta verso le famiglie?
«Certo. Il primo passo sarà l’ingresso nel settore dei mutui ai privati che contiamo di formalizzare entro fine mese. Abbiamo poi progetti in fase avanzata sia sul credito al consumo sia sulla cessione del quinto dello stipendio e stiamo pensando alle carte revolving. Vogliamo crescere in tutte le attività su cui per tradizione le banche non riescono a concentrarsi».
Non rischia di sovrapporsi all’attività dei suoi soci bancari?
«Italease è nato come un istituto al servizio dei propri azionisti, oggi invece il 90% del fatturato proviene dalla nostra rete diretta di 1.500 agenti. Non vogliamo scontrarci con i soci ma a titolo esemplificativo ricordo che, stando alle stime, il 50-60% del mercato dei mutui è nelle mani dei grandi gruppi bancari non Popolari. È una riflessione simile a quella che ci ha convinto a stringere un accordo con il Banco Posta: l’alternativa sarebbe stata perdere un’opportunità a favore di uno dei nostri concorrenti».
La strada della concentrazione è replicabile per le altre iniziative «consortili» come Meliorbanca, Arca o Linea?
«Banca Italease potrebbe diventare il punto di aggregazione per tutto il parabancario del mondo cooperativo».
Come evolve la gara per la società tedesca Kgal?
«A metà giugno dovrebbero arrivare gli inviti. Kgal è una società simile alla vecchia Italease, gestita in modo captive con 1,8 miliardi di fatturato annuo. Goldman Sachs sta terminando di adattare i bilanci ai principi Ias, è un’occasione interessante».
Ci sono altri progetti all’estero? Vi interessa l’Est Europa?
«Stiamo costituendo una controllata svizzera che lavorerà a fianco di Banca Popolare di Sondrio Suisse, tutto dovrebbe essere pronto in un paio di mesi. Contiamo poi di accompagnare lo sviluppo in Croazia di Bpvn e vorremmo replicare il modello in altri Paesi europei».
Come stanno andando i conti?
«Il primo semestre si chiuderà molto bene, sono certo che a fine anno daremo soddisfazione ai nostri azionisti anche in termini di dividendo».
Alcuni analisti scommettono che Banca Italease anticiperà il piano triennale...
«Il piano industriale ha un obiettivo di 250 milioni al 2008. Quest’anno stiamo andando molto bene, sono fiducioso di poter anticipare la tabella di marcia purché il mercato non sia stravolto».
Il patto di sindacato scade nel 2008 e lei è stato sovente dipinto come un risanatore: rimarrà alla guida del gruppo?
«In questi anni Italease ha avuto una crescita esponenziale ma ha ancora enormi possibilità di sviluppo e di miglioramento. Mi auguro che il patto sia rinnovato e che mi confermi la fiducia sinora dimostrata».