Italia 2061: "Un’armata sgangherata riunirà un Paese sfasciato"

Carlo: «Il tono è scanzonato, ma l’inquietudine sul futuro c’è». Enrico: «Parliamo di politica a modo nostro, con leggerezza, esasperando i caratteri»

Roma - Doveva chiamarsi Italia 2051, ma poi, per fare cifra tonda ed evocare il bicentenario dell'Italia (più o meno) unita, i Vanzina hanno aggiunto al titolo una decade in più. Dunque Italia 2061: ambizioso film, comico e apocalittico insieme, da fantascienza prossima ventura, insomma tra Mad Max e Fuga da New York, ma in chiave di commedia. «Per raccontare - anticipa Enrico, lo sceneggiatore - il Paese che ci attende se non poniamo rimedio a separatismi e municipalismi esasperati, se non ritroviamo una vera identità nazionale, se riduciamo l'Italia a realtà valligiana invece che europea, se torniamo, in ogni campo, alla disfida tra Guelfi e Ghibellini». Non a caso, si parte da una città siciliana, completamente arabizzata, che i due fratelli hanno ribattezzato Cefalùbad. «Sì, è l'inizio di un viaggio picaresco e grottesco, nel tentativo di ricostruire un'Italia che non c'è più. Guidata da un professore universitario un po' visionario, questa novella armata Brancaleone, in tutto dieci-undici sgangherati patrioti, si mette insieme per raggiungere a Torino un ricostituendo governo italiano. Vivono avventure e subiscono imboscate attraversando il Sultanato delle Due Sicilie, lo Stato Pontificio, il Granducato di Toscana, la Repubblica Popolare Emiliana, lo Stato Longobardo. Un'Italia scomposta, quasi pre-risorgimentale, dove vanno tutti in bicicletta perché manca la benzina. Però uno del gruppo si chiama Sms, perché parla solo la lingua dei cellulari».

Primo ciak oggi, lunedì, nel Salento, non lontano da Lecce. Budget impegnativo, quasi sette milioni di euro (produce e distribuisce Raicinema), otto settimane di riprese per tutta Italia, uscita a fine ottobre, un cast all'insegna del divertimento, con Diego Abatantuono nel ruolo del carismatico professore, più Emilio Solfrizzi, Sabrina Impacciatore, Anna Maria Barbera, Massimo Ceccherini, Enzo Salvi, Paolo Cevoli, la bellezza sexy Andrea Osvart, Michele Placido nei panni del cardinal Bonifacio e tanti altri.

Dice Carlo, il regista: «Nonostante il tono scanzonato, lanciamo un grido d'allarme sul futuro che ci aspetta. E mi auguro sia una ventata di novità tra tante storie sempre più omologate». Aggiunge Enrico: «Mi pare una grande idea. Nessuno ci aveva mai pensato. Messe da parte intenzioni moralistiche o metaforiche, vogliamo parlare di politica a modo nostro, con leggerezza, e insieme fare un film d'avventura, per ragazzi. Naturalmente, ogni regione viene descritta in chiave satirica, estremizzandone i caratteri. Non è che rifacciamo L'armata Brancaleone, ma così come quei poveracci guidati da Gassman attraversavano un'Italia scassata, appestata, tra bizantini e saraceni, questi nostri antieroi risalgono un Paese disunito, multietnico, desertificato, retrocesso a secoli fa».

Non mancheranno divertiti riferimenti agli amici Cecchi Gori, Della Valle e Montezemolo, al sindaco Moratti, a Briatore, neppure a una certa romanità dello spettacolo. Nell'atto di introdursi nel restaurato Stato Pontificio, scopriremo infatti che le false carte d'identità portano i nomi di Califano, Ferilli, De Sica, Proietti, Vitali, Veltroni... Inoltre si ironizzerà sul Ponte sullo stretto di Messina, mai completato per colpa dei Verdi, sulla Salerno-Reggio trasformatasi in un cimitero di automobili, sui reality show dove si uccide davvero, sulla gaudente Riminigrad dove la tassazione è al cento per cento ma abbonda la benzina per via dell'accordo con la Cina, sullo Stato Longobardo, difeso da un muro altissimo e se non canti Oh mia bella Madunina con la giusta pronuncia sei rispedito in Terronia.

Finale a sorpresa, con un pensiero a La grande guerra di Monicelli e un insegnamento di Massimo D'Azeglio. Questo: «L'indipendenza di un popolo è conseguenza dell'indipendenza dei caratteri. Chi è servo di passioni municipali o di setta, non si lagni di esserlo degli stranieri». Che è un po' la filosofia dei Vanzina, due liberal pariolini - scafati, ironici e nostalgici - per i quali la vita non si esaurisce al Piper.