In Italia 350 estremisti «osservati speciali»

Già entrate in vigore le nuove misure volute dal Viminale

Massimo Malpica

da Roma

Già operative in tutta Italia le rigorose misure di prevenzione pianificate due giorni fa dal Comitato nazionale della sicurezza e dell’ordine pubblico, all’indomani dell’attentato al cuore della City, a Londra. E a Roma, Milano, Torino e Napoli, le città che riuniscono la maggior parte degli «obiettivi sensibili», e i cui nomi sono saltati fuori nelle minacce apparse in questi giorni sul web, le forze dell’ordine e i servizi di intelligence hanno messo in campo un’«attività preventiva con una più incisiva azione». Le indicazioni sono contenute nella circolare spedita ieri dal Viminale alle prefetture e alle questure di tutto il Paese (oltre che all’ispettorato Vaticano, al quale si rammentano le «accresciute esigenze di sicurezza» suggerendo di «intensificare le misure di vigilanza e controllo), una lettera nella quale il ministero dell’Interno raccomanda il «massimo livello di prevenzione» e ricorda di applicare il «massimo rigore ed efficienza» nel controllo del territorio, ampliando l’azione degli uomini in campo in modo «più incisivo e capillare», sia «aumentando la visibilità delle forze di polizia», per garantire la deterrenza, sia «disponendo riservati servizi con personale in abiti civili». Ma l’invito è anche a «fare sistema» in nome della sicurezza: se al comitato di due giorni fa ha partecipato anche il Corpo forestale, la missiva del Viminale ieri raccomandava di coinvolgere nelle operazioni anche le polizie locali.
Il nuovo dispositivo di sicurezza punta i fari sull’immigrazione clandestina, ambiente nel quale, per gli analisti dell’anti terrorismo potrebbero nascondersi i militanti «in sonno» delle organizzazioni terroristiche, in attesa di entrare in azione. Ma tra i circa 350 estremisti islamici nel nostro territorio, non tutti sono clandestini. Tutti, però, condividono la militanza in movimenti e organizzazioni jihadiste attive nel nostro Paese. Un piccolo, temibile esercito, sospettato di essere attivo nel reclutamento, nel finanziamento e nella falsificazione di documenti per la holding internazionale del terrore. Dopo Londra il timore maggiore è appunto per le cellule dormienti che avrebbero messo radici in diverse città italiane. Questi 350 «osservati speciali» sono tenuti sotto controllo già dalla strage di Madrid e ora, dopo gli attentati di Londra e le ripetute minacce al nostro Paese, ancora più sotto strettissimo monitoraggio. Tra le sigle più note della galassia del terrore spicca il Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento, nato da una scissione del Gia algerino. Al centro di diverse indagini della procura milanese, l’organizzazione è attiva a Milano, Varese e nelle regioni settentrionali, ma ha riferimenti anche nella capitale e in Campania. Del Gspc faceva parte, tra gli altri, Yacine Nacer Ahmed, terrorista ed ex imam ultrafondamentalista della moschea di Napoli, arrestato martedì scorso a Parigi. Anche il Gruppo combattente tunisino ha legami con Al Qaida: fondato a Londra da Seifallah Ben Hassine e Tarek Maraaufi per poi stabilirsi in Italia (Varese e Milano) per compiti che, finora, erano solo «logistici», di supporto e reclutamento.
Ma i nostri confini ospitano anche miliziani del Gruppo islamico combattente marocchino, di ispirazione salafita, finanziato dall’organizzazione del terrore di Bin Laden, probabilmente coinvolto negli attentati di Casablanca e Madrid. Il presunto coordinatore della rete europea del Gicm, Mohammed el Garbuzi, residente in Gran Bretagna, sarebbe indiziato anche per le bombe esplose giovedì nella capitale inglese, e l’organizzazione conterebbe su una cellula «in sonno», e alcuni militanti sarebbero attivi in Lombardia.
Influenti anche i «Fratelli musulmani», di ispirazione fondamentalista e antioccidentale, e l’organizzazione radicale di origine egiziana Takfir-wal-Hijra, letteralmente «Anatema ed esodo», i cui attivisti in Italia sono stati segnalati sia a Napoli che a Vicenza. Una presenza non proprio rassicurante: dell’organizzazione, prima di passare con Bin Laden, aveva fatto parte Mohammed Atta, il leader del commando suicida dell’11 settembre.