Ma in Italia il 50% degli impianti ha più di 20 anni

Primi nell'export, solo la Cina ci supera per cabine installate

«L'Italia è il Paese degli ascensori: prima del boom cinese eravamo i numeri uno al mondo e ancora oggi abbiamo il 16% degli impianti installati in tutta Europa». Roberto Zappa, presidente di Assoascensori, nel settore è nato: nel 1959 suo padre ha fondato la Sematic, sede a Osio Sotto, in provincia di Bergamo, oggi confluita nel gruppo internazionale Wittur. «La mia emozione più grande è stata prendere gli ascensori della Freedom Tower, il grattacielo che ha preso il posto delle Torri Gemelle: sono gioielli di tecnologia e noi abbiamo costruito le porte delle cabine».

Il primato della penisola, dovuto probabilmente alla sua struttura urbana, con città quasi sempre costruite in verticale, non ha portato alla nascita di grandi colossi multinazionali, ma allo sviluppo di una solida industria produttrice di componenti: motori, parti delle cabine, componenti idrauliche, valvole, piastre. L'Italia è particolarmente forte, e sembra quasi un'ovvietà dirlo, per quanto riguarda l'arredamento della cabina, che nei modelli di lusso raggiunge imprevedibili livelli di sofisticazione con design firmati da stilisti di primo piano, vetri speciali, marmi, specchi e pellami. In tutto il fatturato delle aziende tricolori raggiunge i 2,4 miliardi, con una quota di esportazione che è del 43%. E per quanto riguarda i componenti per ascensori e scale mobili l'Italia mantiene la posizione di primo esportatore mondiale. In questo caso, nonostante la Cina.

Avere un'antica tradizione, però, può portare con sè anche qualche problema: «Oltre il 30% degli impianti in funzione ha più di 40 anni, almeno il 50% è stato installato nel secolo scorso e non è dotato delle moderne tecnologie di sicurezza», dice Zappa.

Le norme generali di settore sono frutto di una direttiva europea recepita nel 1999. Ma queste regole valgono per tutti gli impianti costruiti dopo. Per quelli più vecchi ci sono le norme in vigore al tempo dell'installazione. Tanto per capirsi: un ascensore installato nel 1968 (esattamente 50 anni fa) deve obbedire alle regole che valevano in quel momento e cioè a un regolamento del 1963, anche se questo prevedeva livelli di sicurezza che sono di gran lunga inferiori agli attuali.

«Come è naturale la manutenzione di funi, blocchi di sicurezza, e delle apparecchiature primarie di protezione è obbligatoria», aggiunge Zappa. «Ciò nonostante, e anche se ci accusano di conflitto di interesse quando lo diciamo, la longevità delle macchine aumenta i pericoli». Un esempio facilmente comprensibile è la possibile assenza in cabina di luci di emergenza o di strumenti di comunicazione nei due sensi, che rischia, quanto meno, di mettere a dura prova i nervi di chi in ascensore può rimanere bloccato.

Resta il fatto che dell'ascensore la Penisola, e non solo per numeri, può considerarsi a buon diritto la patria. Nell'antico Colosseo erano già 24 i montacarichi, basati su un sofisticato sistema di contrappesi, che portavano al livello dell'arena animali e attrezzature.

AA