Italia addio, gli yacht di lusso fuggono in Francia

Al largo dall’Italia. Nel senso letterale del termine. Le grandi barche si guardano bene dall’avvicinarsi alle nostre coste. I controlli a tappeto le spaventano, non vogliono seccature, né pubblicità gratuita. Meglio stare in Francia dove il rispetto della privacy è garantita. E quei pochi che vogliono godersi le coste sarde, quelle liguri o del Tirreno, rischiano grosso. Com’è successo ad un mega yacht noleggiato da un magnate russo. Il titolare è stato bloccato da motovedette vicino a Lipari e scortato in caserma dove ha «soggiornato» allibito per un paio d’ore. Episodi dannosi per l’immagine del comparto. E gli operatori piangono. «Ormai si fanno sconti del 20-30% sulle imbarcazioni che rimangono al porto inutilizzate», spiega Alex Mazzoni, della Fraser Yacht, une delle più importanti compagnie di charter mondiali. «La stagione è compromessa e tutto il comparto nautico ne subirà le conseguenze». Un peccato, se si pensa che il business delle barche sopra i 30 metri è vastissimo. La flotta mondiale dei maxi yacht è di poco inferiore alle 4 mila unità e, tra quelle adibite a charter, il 74% opera nel Mediterraneo. L’Italia era una meta ambita per molti «ricconi». Fino all’anno scorso il giro di affari di questa nicchia veniva stimato attorno al miliardo. Ora la cifra va abbattuta, ottimisticamente, del 50%. Gli operatori se la prendono con il metodo sbagliato di investigare nel settore per ricchi. Prendiamo il caso di Flavio Briatore. La «Force Blue» era stata sequestrata in modo clamoroso a maggio. Ora, a procedimento aperto, non solo è stata dissequestrata ma e è libera da vincoli. Serviva tanta enfasi e clamore per questo accertamento? Chi è stato danneggiato da questo blitz? «L’Italia – sbotta lo stesso Flavio Briatore – Quest’anno il 60% delle grandi barche non viene in Italia. Si dirigono in Corsica, Grecia, Croazia e naturalmente in Francia». Briatore ricorda che nelle acque francesi sventolano cartelli di benvenuto a «tutte le bandiere del mondo». Saint-Tropez ha fatto il tutto esaurito e gli operatori del settore si fregano le mani. «Una grande barca porta soldi a palate – spiega - Al porto sbarcano dalle 30 alle 50 persone. C’è lo shopping, i ristoranti, i taxi, le discoteche, l’approvvigionamento. E al giorno si spendono anche 20 mila euro». Cifra che sembra altissima ma proporzionata al tenore di una barca (dai 60 agli 80 metri) che paga un affitto settimanale di 250-300 mila euro. «A questa cifra – aggiunge Briatore - il charterista spende mediamente un 30-40% in più, visto che la barca che affitti non è dotata neppure del generatore». Non parliamo della benzina. Sapete ad ogni pieno quanto ingoia il gioiellino? Dagli 80 ai 130 mila litri di benzina.
Insomma, quando arriva una grande barca arrivano soldi per tutti. E pure i controlli. Benvengano per carità. «Ma senza criminalizzare nessuno perché sembra che tutti i possessori di barche siano evasori fiscali» precisa Briatore. «Nel mio caso tutti sapevano che la Force Blu è sempre stata charterizzata. E io ho sempre detto che faccio parte della società che la controlla. Però la vicenda italiana è stata mortificante. Ho subito verifiche dappertutto ma l’esperienza peggiore l’ho vissuta in Italia». Con le ricadute negative che sono sotto gli occhi di tutti. «L’Italia ha perso una nicchia importante che produce molto business. Ed questo è paradossale – commenta Briatore – abbiamo migliaia di chilometri di costa e i migliori costruttori di barche del mondo. Quella italiana dovrebbe essere la bandiera più appetibile del Mediterraneo. Invece di agevolare questo turismo lo allontaniamo perché non facciamo neppure i porti turistici».