Italia bloccata: finite solo 4 opere su 137

Corte dei conti: gli appalti sono frenati da esecutivo e veti locali. Il record: <strong><a href="/a.pic1?ID=252932">4 anni per l'ok ecologista alla superstrada</a></strong>

Roma - Furono chiamate «grandi opere», infrastrutture in grado di risollevare un Paese, di mettere in contatto Regioni vicine eppure separate da barriere naturali un tempo inaffrontabili, cemento per rilanciare lo sviluppo attraverso strade, autostrade, ponti e binari. Priorità di una nazione, e infatti la legge che sanciva le urgenze infrastrutturali dell’Italia venne chiamata «legge obbiettivo», norma per concedere a queste opere fondamentali procedure accelerate «per il rilancio delle attività produttive».

Risultato: dal 2001 su 137 grandi opere strategiche ne sono state portate a termine 8. Sei sono ferme da oltre un anno al progetto preliminare, altre 8, sempre da più di un anno, al progetto esecutivo. Con record di lentezza per l’approvazione della Via, la Valutazione d’impatto ambientale, che superano i 1500 giorni.

Secondo gli ultimi dati disponibili, gli interventi approvati sono stati 144: le macro-infrastrutture iniziali furono infatti scorporate in 15 sistemi, 228 opere e in 358 interventi, poi ridotte dal governo Prodi che selezionò priorità nelle priorità per ridimensionare l’ambizioso progetto iniziale ai fondi effettivi. Ma le grandi opere non stanno procedendo con la straordinarietà di tempi che aveva stabilito la legge e avanzano ancora più piano - secondo l’ultimo studio dell’Ance l’associazione dei costruttori -, dalla seconda metà del 2006.

Un grave freno, secondo questo dossier, è stata una variazione del ruolo del Cipe, il Comitato interministeriale per la programmazione economica, da parte del governo Prodi: questa «complessa riorganizzazione», si legge, «ha di fatto costituito un elemento di rallentamento di tutte le ordinarie attività approvative e di coordinamento svolte dal Cipe tra la seconda metà del 2006 e la prima metà del 2007».
Situazioni «di rallentamento» nel periodo 2006-2007 vengono segnalate anche per quanto riguarda la Struttura tecnica di missione, «dovuta alla complessiva riorganizzazione della struttura a seguito del cambiamento di governo».

È l’approvazione del progetto preliminare la fase più delicata (e più lenta) della nascita di una grande opera secondo l’Ance: sono necessari in media 525 giorni, un anno e mezzo, una media tre volte superiore ai 180 giorni previsti dal decreto attuativo del 2002.
I progetti fermi stanno aspettando in media da quasi cinque anni (1596 giorni). Tutta la fase progettuale ha una durata media di 3 anni e 7 mesi. Le procedure che dovrebbero essere accelerate per legge sono frenate da «forti elementi di conflittualità istituzionale - si legge nel dossier - tra i livelli amministrativi centrali e le regioni e gli enti locali».

Ma anche da coperture non garantite: la Finanziaria 2008 ha stanziato per le opere strategiche 3 miliardi di euro fino al 2010. Nell’allegato sulle infrastrutture del Dpef la necessità calcolata però era più che doppia (6,2 miliardi). Ecco il pericolo: «Questo consistente gap fa presagire, in assenza di opportune misure correttive, il possibile verificarsi nei prossimi anni di problematiche per la completa copertura finanziaria di opere già in avanzato stato progettuale».

Anche la Corte dei conti, nella delibera pubblicata il 31 marzo, meno di una settimana fa, sulla gestione finanziaria dell’Anas nel 2006, ha ammonito: «L’attuazione della legge obiettivo palesa vistose lentezze e ritardi che delineano un quadro decisamente negativo». E si aggiunge: «Delle 137 opere deliberate dal Cipe alla data del 30 novembre 2006 ne risultavano completate soltanto 4 e in corso 25, queste ultime pari a poco più di un quinto di quelle approvate; altre 35 opere risultavano invece in attesa dell’apertura dei cantieri». I bandi aggiudicati, secondo l’ultimo aggiornamento disponibile, sono 87. Questo significa che circa la metà delle grandi opere non è neanche arrivata alla gara.

Va detto che dalla fine del 2006 le infrastrutture ultimate da 4 sono diventate 8. Ma, con il rispetto per quei lavori e per i territori che ne sono stati interessati, non si tratta di opere strategiche come possono essere il ponte sullo Stretto di Messina, o la linea d’alta velocità ferroviaria Torino-Lione (Tav): sono state concluse reti elettriche, un’interconnessione di sistemi idrici, lotti della Salerno-Reggio Calabria, il consolidamento dei costoni sulla collina dei Camaldoli (lato Soccavo) e l’asse autostradale Palermo-Messina (inaugurata dal governo Berlusconi).