In Italia c’è il regime: è quello dei signorNo

Il partito degli "anti" non conosce crisi: dal nucleare all’ambiente,
dalla Tav a Berlusconi, c’è sempre qualcuno che si oppone, manipolando
la verità secondo convenienza. È un sentimento intramontabile che
paralizza il Paese

È un istinto: appena un gruppo di persone agita un cartello collettivo per dire No a qualcosa mi schiero dall’altra parte. Così ecco che rispuntano i No Tav, e non perché siano duri a morire, ma perché qualsiasi cosa si faccia in Italia dura una vita, quindi nello stesso tempo in cui i giapponesi hanno ricostruito Hiroshima e Nagasaki qui moriremo senza riuscire a costruire una linea ferroviaria da Torino a Lione. Comunque sia, Tav o No Tav il partito del No deve essere veramente appassionante, un modo come un altro per sentirsi vivi se non si ha altro a cui pensare. In Italia il concetto è semplice: fate pure i treni a alta velocità, ma non sotto casa nostra. Oppure: No al nucleare, vogliamo l’energia elettrica, la televisione, internet, il frigorifero e l’aria condizionata, ma non sotto casa nostra. Per cui tutti dietro agli ambientalisti, quelli del no che hanno votato sì e hanno per simbolo il sole che ride, ossia la più grande centrale nucleare piazzata in natura sopra la nostra testa. Come se non bastasse dicono No al carbone e No al petrolio, perché inquinano e aumentano il global warming, e quindi di no in no resta poco, le pale eoliche non bastano neppure per ricaricarsi l’iPhone, e tanto lì interviene Vittorio Sgarbi: No alle pale eoliche.
Tuttavia ogni volta è la stessa storia, valeva anche per l’autostrada del Sole, perché disturbava il paesaggio: si diceva che non sarebbe servita a nulla e fu ribattezzata «l’autostrada dei soli» tra petizioni, sit-in, proteste, mobilitazioni, boicottaggi, piagnistei. Idem per l’immondizia a Napoli, perché con i No si vincono facilmente le elezioni: No ai termovalorizzatori, No alle discariche, e No alla monnezza per le strade, basta non diventare sindaci altrimenti sono guai, con tutti quei no i sacchetti di spazzatura dove li metti, è come se ti scappasse dopo aver fatto una casa senza cessi, o bussi al vicino o te la tieni dentro a vita o te la mangi a colazione, infatti la Lega di riflesso risponde: No alla vostra monnezza a casa nostra.
Il sentimento del No è intramontabile, irrazionale, internazionale e antimoderno per partito preso, non è dialettico e non serba memoria, si sbagliano sempre ma non importa, un No ne sostituisce un altro e l’importante è opporsi, inalberarsi, trincerarsi dietro un assoluto, i forse e i parliamone non hanno appeal. Il No organizzato è un logo, benché perfino il logo fu sospetto, un decennio fa una signora di nome Naomi Klein ne fece un bestseller divenuto per breve tempo la bibbia di ogni anticapitalista up to date, si intitolava No logo, e chi se lo ricorda più.
Nella smemoratezza si dimenticano tutte le cantonate prese a ogni mobilitazione di No, come quando Beppe Grillo di fronte al suo pubblico adorante urlava sputacchiando il suo No a internet, ascoltatelo su Youtube: «Dietro internet non c’è niente, non è democrazia! È una tecnologia che ci prende per i fondelli! Staremo tutto il giorno davanti a una tastierina del 1870, e sei lì che batti, premi, invii e ricevi! La tecnologia deve essere nascosta, non con la tastiera, il video, che diavolo è? No a questa tecnologizzazione assurda!». In seguito zitto zitto, pur senza stare mai zitto, si convertì fin troppo e adesso parla solo del suo blog e della bellezza di internet, ma per passare da un torto all’altro e da un no all’altro è contro i libri: No ai libri di scuola, c’è internet, perché leggere ancora i libri su carta?
Siamo un paese in cui i No attecchiscono facilmente: No Tav ma anche No Cav, No B-Day 1, No B-Day 2, No alle riforme costituzionali, No alla mercificazione della donna, No agli Ogm, e la destra, per non farsi spiazzare in piazza e in arretratezza culturale, innalza il vessillo del No alle unioni omosessuali perché danneggerebbero la famiglia, sebbene, superstizione religiosa a parte, non si capisce per quali ragioni sociali pratiche: hanno paura che con il matrimonio esteso a ogni sesso gli etero diventino omosessuali? Già che c’erano hanno anche detto No alla ricerca sulle staminali embrionali e No alla possibilità di scartare un embrione affetto da una malattia incurabile, in quanto è «eugenetica», perché un embrione, sostengono, è già un individuo. Tuttavia lo puoi abortire dopo, quando è un feto di tre mesi, con il risultato intelligentissimo che in Italia un embrione è intoccabile e l’aborto legale perché dopo essere stato una persona torna a essere solo un feto. Con gli Usa e l’Ue presi di volta in volta come modello da seguire oppure ignorati, a seconda delle credenze, dei comodi e dei comodini, per cui si cita Strasburgo per opporsi al No all’immunità parlamentare, mentre si fa finta di niente se si tratta di tenere un crocifisso appeso nelle scuole o sui diritti civili, in nome dei valori cristiani e nostrani o perfino delle quote latte.
C’erano una volta i No global, e quelli del No alle basi Nato in Italia, e quelli del No a Israele nella Striscia di Gaza, e quelli del No alla guerra, senza se e senza ma, e quelli del No al Ponte di Messina e prima ancora No all’Altare della Patria: se l’Ottocento fosse accaduto oggi si sarebbero sdraiati a piazza Fiume per gridare No alla Breccia di Porta Pia, meno male l’hanno sbrecciata prima. In ogni caso poiché tutto il mondo è paese perfino gli illuminati francesi protestavano per la Torre Eiffel, gli sembrava brutta, la chiamavano «asparago di ferro», e nel 1909 a causa delle proteste del fronte No alla Torre Eiffel stavano per abbatterla, la lasciarono solo perché serviva come antenna radio. Per la stessa ragione Mies Van Der Rohe, tra i più grandi architetti moderni, fu cacciato dalla Germania e dovette andare a costruire i suoi grattacieli a New York, in quanto i nazisti erano per il No ai grattacieli, come il filosofo Jean Baudrillard era per il No alle torri gemelle, finché un giorno un signore di nome Osama Bin Laden non lo prese in parola.
Il militante del No non sente ragioni, non sente nulla, e si stenta a crederlo ma per decenni la sinistra si batté per il No alla televisione a colori, basta andarsi a rileggere l’Unità del 9 gennaio 1954, dove si argomentava che «la tv sarà un privilegio riservato a pochi eletti. Ma di invidiarli francamente non ci sentiamo. Francamente verrebbe voglia di chiamar “privilegiati” quelli che nella rete non son caduti». Dopo vent’anni, siccome erano comunisti più duri che puri, non si erano ancora ricreduti: «Chi l’ha detto che gli italiani sono tanto ansiosi di vedere un telegiornale a colori quando le bugie saranno le stesse di quello in bianco e nero?». Dopo altri vent’anni arrivò Concita De Gregorio e dell’Unità non rimase più nulla, anzi si dice che Soru si sia ripreso perfino l’iPad di Concita. Certo, alla fine ognuno ha il suo No categorico: io per esempio sono per il No all’asteroide che ha estinto i dinosauri consentendo l’evoluzione dell’Homo Sapiens, No all’universo, No alla procreazione, No all’umanità, No alla vita sulla terra e in qualsiasi altro pianeta, ma infatti non ho mai avuto molto seguito.