"Italia da cambiare", Bonanni lancia la marcia pro-riforme

Il leader Cisl annuncia una mobilitazione nazionale l’11 febbraio. Basta risse: servono più lavoro, salario e meno fisco

Roma - Raffaele Bonanni pensa che sia proprio questo il momento giusto per chiedere alla politica di mettere da parte le risse e fare le riforme. E non rinuncia nemmeno all’idea che, sui temi della crescita, si realizzi quell’intesa governo - opposizione, che il centrosinistra ha già bocciato.
Il segretario generale della Cisl ne è talmente convinto che ieri, mentre la sua collega leader della Cgil Susanna Camusso si lanciava in un attacco a tutto campo contro il governo («indecoroso» che Berlusconi «non se ne sia ancora andato visto che ha ridotto così il nostro Paese. Perdiamo credibilità: l’Italia pesa pochissimo nella politica europea, in gran parte determinata dall’asse Francia-Germania»), ha annunciato una manifestazione nazionale del suo sindacato per chiedere riforme, a partire da quelle per alleggerire il carico fiscale.
La mobilitazione è in programma per l’11 febbraio in tutti i capoluoghi di regione (Bonanni sarà a Milano) con le parole d’ordine «Italia da cambiare. Più lavoro, più salario meno fisco» e l’obiettivo ambizioso di rovesciare l’agenda della politica.
Il leader della Cisl non vuole patenti politiche: «Non ci metteremo nel gioco dello scontro da una parte o dall’altra». Ma il suo finirà per essere un incoraggiamento al governo che si appresta ad approvare il piano per riportare la crescita del Paese al 3-4 per cento.
Rispetto alla ricetta dell’esecutivo, così come è stata anticipata, non mancano i distinguo. A partire dal capitolo centrale del piano, il fisco. Giusto ridurre le imposte, ma il tema deve essere affrontato nel suo complesso. Non solo Irap, insomma. L’obiettivo rimane quello di alleggerire il prelievo su stipendi, pensioni e famiglie. Il nuovo attivismo del governo sul fronte delle riforme, per il sindacalista non deve essere la scusa per ridurre la pressione fiscale solo per alcuni.
Sostanziale accordo per quanto riguarda il rilancio del Mezzogiorno, mentre, a differenza dell’esecutivo, la Cisl non vedrebbe male una patrimoniale, a patto che non tocchi il lavoro e la previdenza e che sia accompagnata da misure strutturali.
Sugli stessi temi la Cisl aveva già organizzato una mobilitazione insieme alla Uil. Il sindacato di Luigi Angeletti non partecipa alla mobilitazione dell’11 febbraio, ma non perché non ci sia accordo con le proposte della Cisl.
Anzi, ieri la Uil ha adottato la stessa strategia del sindacato cattolico: non sottrarsi, giocare sul terreno del governo e rilanciare. In particolare per quanto riguarda il rafforzamento del credito di imposta per il Sud. «Se si concentrasse almeno un terzo delle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate per un credito di imposta finalizzato alla nuova occupazione, si potrebbero creare le condizioni per 800mila nuovi posti di lavoro», ha quantificato il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy.