Italia, che disastro. Buffon: "Chiediamo scusa"

Naufragio azzurro a Berna: l'Olanda in cinque minuti segna due gol (contestato il primo). Difesa in affanno, il resto della squadra si adegua e alla fine è il tracollo. Sotto accusa le scelte del ct. Il portiere: <strong><a href="/a.pic1?ID=267863" target="_blank">&quot;Chiediamo scusa a tutta Italia&quot;</a></strong>

Berna - Non è una sconfitta qualunque, durissima e umiliante nello svolgimento oltre che nel risultato (mai perso 3 a 0 nell’europeo). No, è una Caporetto difficile da far dimenticare che mette a repentaglio la stessa qualificazione alla fase finale del torneo. L’Italia campione del mondo (8 i reduci di Berlino schierati in partenza) viene spazzata via dall’Olanda più timida e sottovalutata della storia recente. La spiegazione si può così riassumere: in una sera soltanto, all’improvviso, vengono a galla tutti i limiti noti e i ritardi della Nazionale indovinati durante il ritiro di Baden. La difesa di burro, senza Cannavaro d’accordo ma sprovvista anche della minima organizzazione tattica, viene fatta a fette dal contropiede degli orange. Beffardo contrappasso: i maestri del calcio-spettacolo ricorrono alla nostra arma migliore per ritagliarsi un altro successo, trent’anni dopo quello maturato in Argentina. Difesa di burro, allora, poco protetta dal centrocampo tutto milanista e poi il deficit di forma, clamoroso, di molti esponenti in grave ritardo di condizione. Materazzi, Toni, Camoranesi, Zambrotta coinvolgono il resto della Nazionale in questo naufragio senza precedenti. Del Piero e Cassano non possono fare miracoli, Grosso risulta alla fine uno dei più attivi: segno che le migliori risorse risultano schiacciate in panchina invece che in campo. Van Basten fa un figurone al cospetto del sodale Donadoni e può ritagliare questo magico, rotondo 3 a 0 per salutare la compagnia in modo diverso, a fine giugno.

Sotto accusa, da questa mattina, il ct Donadoni e le sue scelte. Con una premessa: che nessuno pensi che un solo cambio in partenza, De Rossi invece che Ambrosini magari, sia in grado di orientare in modo diverso la sfida. No, non è così. Troppe le carenze e le performances negative, disastrosa quella difesa apparecchiata in modo superficiale e infilata in velocità persino dallo spadone di Van Nistelrooy che non è certo un fulmine di guerra, alla sua età e con gli acciacchi più recenti. Chi può fidarsi dell’ultimo Materazzi visto in campionato? Donadoni sì, molti di noi no e lo diciamo senza il pregiudizio che spesso scorta il gigante interista nelle sue apparizioni internazionali. Neanche il genio di Pirlo, acceso per 25 minuti, può assistere una squadra senza più gambe, bussola e talento. Così matura la bastonata che lascia lividi e segni sulla pelle. I cinque minuti che inceneriscono l’Italia campione del mondo cominciano a metà della prima frazione nei dintorni di un banale calcio d’angolo e si concludono con lo spietato contropiede del 2 a 0. Più tardi solo l’opposizione di Buffon (uscita su Van Nistelrooy scappato a Materazzi) evita il tracollo. Le colpe sono almeno pari distribuite tra l’arbitro, complessivamente incapace, che ignora un fuorigioco sesquipedale in occasione della prima zampata di Van Nistelrooy e la Nazionale, tradita e resa vulnerabile da una difesa impresentabile, infilata allo spiedo da Sneijder al culmine di contrattacco fulminante (tre passaggi per arrivare al tiro).

L’Uefa se la cava con una nota ufficiale: patetici, non si riscrive il regolamento in corsa. Sul secondo affondo olandese, dalle parti di Buffon si ritrova, in chiusura, pensate un po’, Di Natale. Il rimedio, tardivo, 10 minuti dopo l’intervallo, con Panucci centrale e Grosso a sinistra migliora leggermente il rendimento collettivo. Indispensabile accorgersene prima, caro Ct. Gli arrivi successivi di Del Piero e Cassano ridisegnano (si passa al 4-3-1-2) la squadra, la rianimano appena con un paio di rasoiate dal limite prima dello show di Van der Sar, protagonista di almeno due prodigi (su punizione di Pirlo e staffilata di Grosso). Inevitabile il castigo dell’Olanda che vola nelle praterie concesse dagli azzurri, pasticcioni nei suoi uomini simbolo (Toni manca un facile sigillo davanti alla porta): la stoccata di Van Bronckhorst sigilla il pesantissimo 3 a 0.