Italia chiama spazio Liceali a lezione dagli astronauti

È la prima volta che l’agenzia Usa concede una «diretta» a un istituto italiano

nostro inviato a Piacenza
Una voce dallo Spazio. La voce di Sunita Williams, 42 anni, ufficiale della Marina, astronauta a bordo dell’Iss, l’International space station, il laboratorio di ricerca in assenza di gravità, che alternando ovviamente gli equipaggi, viaggia sulle nostre teste da sette anni.
Una voce dallo spazio che irrompe alle 12,29 e 54 secondi dentro una scuola di Piacenza, il liceo scientifico Respighi, e manda in orbita dalla felicità decine di ragazzi che, da mesi, aspettavano solo di riuscire a centrare questo ambizioso bersaglio. Una manciata di minuti, undici domande undici, formulate, prima volta in Italia per straordinaria concessione della Nasa, davanti ad un microfono di una postazione radio direttamente dai ragazzi all’astronauta. Undici risposte chiare, incorniciate dal simpatico accento dell’Ohio di Sunita, che regala, ogni volta che può, il suo great question ai ragazzi. Pillole di fisica, biologia, fisiologia che valgono più di mille lezioni e illuminano d’immenso professori e autorità varie. Restituendo entusiasmo, altra impresa memorabile, ad una folta rappresentanza di quella generazione che ci siamo abituati a veder prigioniera delle chat e degli sms.
«Hello Sunita, I’m Francesco...». E poi Alessandro, e Lucia e Elisabetta, Silvia, Andrea.
Che, in rapida successione, chiedono all’astronauta di soddisfare le loro curiosità e poi le passano il cambio, anzi «l’over» come dicono, come diciamo noi radioamatori. Parlano con lo spazio i ragazzi del liceo di Piacenza e ascoltano quella voce che riscalda il cuore e trasmette, con un segnale fortissimo, i brividi contagiosi di un’esperienza unica. Pare di vederselo davanti agli occhi il sorriso che accompagna, da sempre, la vita e la carriera di Suni Williams, missione numero 15, con un marito, Michael, abituato a rimanere coi piedi per terra al contrario di lei che invece ha alle spalle 2.779 ore di volo. Meno male che quando torna a casa almeno i suoi cani, un labrador e un terrier la riconoscono.
Parlano con lo spazio i ragazzi di Piacenza che, a loro volta vengono ascoltati in diretta da una scuola di Monaco e da centinaia di altre orecchie appiccicate a qualche radio sparsa nel mondo. Parlano grazie anche e soprattutto al lavoro intenso, cominciato due anni fa da un pool di radioamatori italiani. Prim’attore e convinto assertore del progetto Fabio Valla (Iz4bph il suo nominativo in radio), ex studente del Respighi, ora laureando in Telecomunicazioni al Politecnico di Milano, che è stato affiancato nel lungo iter burocratico-amministrativo da Dario Calza(Ik4med), il primo ieri a lanciare il segnale di contatto con la stazione spaziale e da Francesco De Polis, coordinatore di Amsat Italia, il braccio italiano dell’Amateur radio satellite corporation, in prima fila da dieci anni sul fronte della sperimentazione della didattica e della divulgazione scientifica. Che sono, o meglio dovrebbero essere lo scopo primario dell’attività radiantistica. De Paolis (ik0wgf) e tanti altri volontari hanno realizzato sperimentalmente apparati e antenne satellitari che sono oggi a bordo della stazione spaziale coagulando i loro sforzi nel progetto multinazionale Ariss che avvicina le scuole alle imprese spaziali permettendo con lo slogan «Portiamo lo spazio alla gente» di stabilire appunto contatti con le navicelle sotto l’egida ovviamente della Nasa. Che dal 17 aprile scorso ha dato il suo placet a 286 collegamenti tra scuole e Iss, oltre la metà negli Usa, ma che mai almeno in Italia aveva permesso - come tiene a ricordare Valla - un collegamento radio-diretto tra studenti e astronauti. E così dopo aver già assaporato i segreti dello spazio coi racconti di Roberto Vittori, ospite del Liceo nell’ottobre di due anni fa, ecco che, passo dopo passo, autorizzazione dopo autorizzazione, ieri al «Respighi» è arrivato il gran giorno. Il fruscio del segnale che comincia ad arrivare fa somigliare questo Liceo al Kennedy Space Center. Eccola la stazione spaziale, un puntino che compare sullo schermo, allestito nell’aula. Ecco millimetro dopo millimetro il tracking, la traccia, dell’orbita che sta portando la stazione spaziale proprio sopra le nostre teste e, a bordo di quel puntino, la voce che risponde dallo spazio alla chiamata radio è una sorta di magico momento che ipnotizza l’intera platea. Come se anche noi tutti galleggiassimo, sospesi a mezz’aria. Sunita che racconta la sua giornata tipo: come dorme, cosa e come mangia. E quando, attrezzi alla mano, si dedica alla manutenzione della stazione spaziale come fosse l’elettricista di casa. «Ciao Sunita! Grazie». E tanti applausi. Da farle sentire in fretta. Prima che esca dalla nostra orbita. Con quella mania, sette chilometri e mezzo al secondo, che hanno lassù di pigiare sull’acceleratore.