«Italia Cina» a sostegno delle imprese

Diego Luigi Marin

Aiutare le imprese nostrane a conquistare spazi in Cina, operando in modo strategico e organico, è il primo obiettivo della Fondazione Italia Cina, costituita tre anni fa a Milano da Cesare Romiti e oggi capace di riunire oltre 100 soci, tra i quali regioni, ministeri, grandi aziende e gruppi finanziari, e pure Confindustria. «L’obiettivo - dice il direttore generale Alcide Luini - è di fare da aggregatore per presentare l’Italia come Sistema Paese, con la promozione di attività formative e culturali, lo sviluppo di progetti economici e scientifici, puntando a valorizzare la nostra presenza in Cina». Un posizionamento che va rivisto e ampliato, anche con gli strumenti delle lobby, per essere più forti e incisivi. «Ci sono troppe iniziative prive di regia, che non piacciono ai nostri interlocutori: al governo cinese si deve fornire la consapevolezza che l’Italia si impegna totalmente, e anche sul fronte della presenza istituzionale e governativa è necessario fare di più». I progetti, intanto, si moltiplicano su diversi fronti: turismo, formazione, sanità e made-in-Italy. Le iniziative della Fondazione in campo turistico mirano da un lato a superare gli ostacoli burocratici dei visti, dall’altro a sviluppare la promozione del Belpaese nei confronti dei cinesi. «Con l'obiettivo - spiega Luini - di allinearci almeno a quanto già stanno facendo tedeschi, francesi e spagnoli. Il versante della formazione, poi, è altrettanto cruciale. Si tratta di formare tecnici e neolaureati dotandoli degli elementi culturali e conoscitivi necessari. Per avere successo bisogna innanzitutto capire il Paese e muoversi in sintonia». Al tempo stesso si guarda a preparare i manager cinesi delle aziende che già operano in Italia e pure a favorire una maggiore liberalizzazione dei loro investimenti sul nostro territorio. «Ulteriori iniziative - aggiunge Luini - puntano a incentivare le collaborazioni tra istituzioni e università italiane e cinesi in campo sanitario». Anche con nuovi progetti per far conoscere la loro medicina tradizionale. Moda, oreficeria ed enogastronomia sono infine i settori cui si dedicano le attività della Fondazione centrate sul made-in-Italy: «Vogliamo rendere più visibili i nostri prodotti ed educare i consumatori», conclude il direttore generale della Fondazione Italia Cina. La classe media è già forte di 320 milioni di persone e ogni anno in Cina, oggi il terzo mercato del lusso mondiale, nascono 15 milioni di potenziali nuovi clienti.