Italia condannata a vincere tutte le partite E Totò scalza Del Piero

Dopo il ribaltone-beffa di Francia-Scozia, azzurri costretti a fare 9 punti nelle ultime tre gare, compresa la trasferta di Glasgow Donadoni: «Non ho bocciato lo juventino»

È come fare «sei» al Superenalotto e scoprire che la vincita è una cifra da niente. Così l’Italia di Donadoni, con i lucciconi agli occhi mercoledì sera nello spogliatoio di Kiev, per il successo inatteso sull’Ucraina e poi beffata dall’impresa della Scozia a Parigi. «È incredibile, abbiam vinto sei delle ultime sette partite di qualificazione e siamo ancora in ballo», la riflessione ad alta voce di Gigi Buffon, uno dei leader di questa Nazionale di basso profilo, molto umile e operaia nel suo Dna. «Verissimo, ma almeno siamo noi gli artefici del nostro destino», è la risposta rassicurante di Giancarlo Abete, presidente federale, rimasto di sale sulle prime, «ci ha fatto un bel dispetto la Francia». Fuori luogo discutere degli aspetti estetici della sfida, seguita in tv da 11 milioni di telespettatori (40% di share, come ai vecchi tempi): la qualità del calcio espresso da Donadoni e dai suoi ragazzi non è argomento da iscrivere all’ordine del giorno. «Non perdiamo il vizio di mortificare il ct, se tutte le volte continuano a scrivere che è la sua ultima spiaggia e che al suo posto è pronto ad arrivare Lippi, allora vuol dire che siamo masochisti», lo sfogo di don Antonio Matarrese, presidente della Lega e un tempo non proprio in sintonia col ct bergamasco. Rinfrancato, si fa per dire naturalmente, dal pronostico di due suoi predecessori, Zoff e Vicini, i quali garantiscono sul fatto che «l’Italia è quasi qualificata». Sul «quasi» si può e si deve discutere. Numeri crudi alla mano, servono 9 punti agli azzurri per staccare il tagliando e liberarsi della concorrenza di Francia o Scozia: tre successi su tre. Probabilissimi quelli su Georgia (13 ottobre a Genova) e Far Oer (21 novembre, sede da destinare), meno, molto meno quello sulla Scozia. «La verità è che siamo finiti nel girone più tosto e complicato di tutto l’europeo», segnala Donadoni che non vuole avere altri pensieri e allora fissa un traguardo alla volta. «Ai miei ragazzi non potevo chiedere di più» la sua riflessione che vale anche come una stretta di mano dopo il 2 a 1 di Kiev, avvertito dal ct come una sorta di montagna scalata.
«A metà novembre saremo ancora più in forma», è la convinzione di Gigi Riva, che naturalmente pensa al recupero di Toni e soprattutto alla guarigione di Materazzi, pedina fondamentale per uscire vivi da Hampden Park di Glasgow, la tana della nazionale in gonnellino. Già, perchè i difensori mancano all’appello e non solo per la scelta di Nesta di ritirarsi. «È il ruolo che non produce talenti», la testimonianza di Cannavaro, capace di far crescere e migliorare Barzagli. Contro la Georgia, per la squalifica del capitano a una sola presenza dal record di Zoff, bisognerà ricorrere a Panucci, rientrato senza tradire problemi a Kiev. «Io sono pronto e disponibile», la dichiarazione del romanista scortato da mamma Anna. Così alla fine di questo faticoso viaggio tra la delusione per il ribaltone di Parigi, resta il nodo legato alla condizione di Del Piero. Alex, nerissimo in volto mercoledì sera per l’esclusione, ha rispedito indietro ogni tentativo di coinvolgerlo in una polemica giornalistica. Donadoni l’ha difeso a modo suo: «Ci sono delle scelte da fare, le ho fatte. Di sicuro non l’ho bocciato». Che è come voler dire: non è finito il mondo se è andato in tribuna.
Il punto è un altro e su questo si può consumare il prossimo strappo istituzionale. Di Natale, utilizzato nel ruolo collaudato di esterno sinistro, ha vinto il confronto a distanza con lo juventino. E non solo per i due gol che hanno scolpito il successo azzurro. Totò, dopo un duetto radiofonico con Gigi D’Alessio, ha deciso di godersi il momento di celebrità. Di sicuro il suo rendimento ha soddisfatto il club Italia e dato ragione a Donadoni, responsabile dell’esclusione di Del Piero. Che potrebbe diventare definitiva dalla prossima convocazione. Pazientare per credere.