«Italia dei valori» si nega all’abbraccio dell’Unione

«Noi non ci stiamo!»: hanno risposto così la segreteria regionale e quella provinciale di Italia dei valori all’invito a partecipare al vertice dei partiti dell’Unione. La presa di distanza, in parallelo alla lite a livello nazionale di Antonio Di Pietro e Clemente Mastella, viene motivata in un lungo comunicato che, in sostanza, non fa altro che confermare lo stato di crisi della coalizione al governo in Liguria e nel Paese, su tutti i problemi essenziali da affrontare con urgenza: «Italia dei Valori - sta scritto nella nota - sta esprimendo da mesi, anche pubblicamente, la propria contrarietà di fronte a scelte dell’amministrazione comunale che non condivide, dall’Amt all’Amiu, dall’inceneritore ai parcheggi, dall’ambiente all’urbanistica, alla mobilità, al welfare. Sono mesi - insistono i leader locali del partito dipietrista - che noi chiediamo un confronto, prima che sui nomi, sui programmi, e sono mesi che chiediamo pari dignità rispetto agli altri partiti dell’unione, nelle scelte di governo». La risposta, evidentemente, finora è stata più che deludente, anche se Italia dei Valori riconosce di aver salutato «con enorme piacere la costituzione di tavoli programmatici». L’iniziativa si è rivelata però una pia illusione: «Dobbiamo constatare - prosegue la nota - che solo due dei dieci tavoli si sono attivati (uno è il nostro). In compenso assistiamo ogni giorno all’ennesimo balletto di nomi e anche ad affermazioni sconcertanti e trancianti di ogni possibile accordo, quali la rivendicazione del sindaco in capo ai Ds e a nessun altro».
Gli spazi di manovra per distinguersi, insomma, si sono ristretti sempre di più di fronte all’egemonia manifestata dai partiti maggiori. Tanto che non resta che reagire, sostengono le segreterie dei dipietristi: «Di più non possiamo tollerare l’impressione che, a molti mesi dal voto, in barba alle future scelte degli elettori e in mancanza di una comune strategia di svolta e rilancio della città, tutte le posizioni di governo compresi i presidenti di municipio e i relativi assessori siano già state discusse e decise nelle segrete stanze». Ma c’è ragione di imbufalirsi anche a proposito di primarie: «Italia dei valori - insiste il documento diffuso ieri - è arrivata alla decisione di appoggiare chi voleva le primarie a Genova dopo molte riflessioni e consultazioni, anche della base, con la consapevolezza che si tratta di uno strumento di partecipazione e democrazia, tant’è vero che le abbiamo pubblicamente proposte anche per i municipi. Dobbiamo però prendere atto - è l’amara conclusione - che per gli altri partiti dell’Unione le primarie servono solo per strategie elettorali e si devono fare o meno a seconda della convenienza del momento». Da qui la decisione di «chiamarsi fuori», almeno «finché non si farà chiarezza sul futuro della città». Ovvero si forniranno garanzie sul futuro organigramma nella squadra di governo...