Italia in prima fila nella battaglia contro le mutilazioni genitali

Giornata internazionale contro la violenza alle donne. Ogni anno nel mondo tre milioni di bambine rischiano la mutilazione genitale. Impegno bipartisan della politica

Roma - Per una volta la politica mette in secondo piano le polemiche e si unisce in nome di una battaglia che interessa tutti. Che deve interessare tutti, perché c'è in gioco la civiltà, oltre che il corpo e la dignità delle donne. L'occasione è fornita dalla "Giornata internazionale contro la violenza alle donne". A Palazzo Chigi si è svolta una cerimonia particolare: una firma bipartisan contro le mutilazioni genitali femminili (Mgf). Ad apporla  il ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, e la vicepresidente del Senato Emma Bonino. Due donne diversissime tra loro, accomunate dalla medesima battaglia. Entrambe hanno firmato il petalo rosa, simbolo della campagna mondiale contro le mutilazioni promossa, in Italia, dalle associazioni Aidos e Amnesty International.

Centoventi milioni Sono 120 milioni nel mondo, 500 mila in Europa, 38 mila in Italia: è l’esercito - sottostimato - delle donne che hanno subito mutilazioni genitali. E circa 3 milioni di bambine nel mondo (mille solo in Italia) rischiano di essere sottoposte a questa terribile pratica.

Impegno per il diritto d'asilo Aidos e Amnesty hanno chiesto al ministro per le Pari opportunità un impegno affinché le vittime delle mutilazioni possano ottenere il diritto di asilo, la legge contro le Mgf sia rifinanziata, e affinché il suo dicastero mantenga la leadership su questa materia: "Non è materia per le Regioni" hanno spiegato. "L’Italia - ha risposto la Carfagna - è in prima linea nella lotta alle Mgf e nella richiesta di una risoluzione dell’assemblea generale dell’Onu per metterle al bando, grazie anche alla sensibilità del ministro degli esteri Franco Frattini. Speriamo di convincere i Paesi africani, finora piuttosto tiepidi". "Questo è un momento cruciale della campagna contro le mutilazioni - ha detto la senatrice Emma Bonino - vogliamo una risoluzione entro l’anno. Cambiare si può: su 29 Paesi dove si praticano le Mgf, 19 hanno ottenuto una legge nazionale di interdizione".

Schifani: rimuovere discriminazioni "Numerose le cause di tanta diffusa violenza - scrive in un messaggio il presidente del Senato Renato Schifani - a cominciare da quella domestica, spesso taciuta, che colpisce tutte le classi sociali in tutti i Paesi. Per affrontare questa piaga terribile occorre scardinare innanzitutto le dinamiche di discriminazione ancora presenti anche nella nostra società. "Dobbiamo tutti impegnarci per l’affermazione del rispetto della donna e della cultura della non violenza a partire dalle scuole".

Fini: serve azione educativa "La strada verso il rispetto e l’affermazione della dignità della donna è ostacolata da retaggi e da pregiudizi culturali atavici che vanno contrastati con fermezza attraverso un’azione educativa che deve iniziare sin dalla prima età scolare". Lo scrive il presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini. "La violenza sulle donne - sottolinea Fini - è un fenomeno diffuso in tutto il mondo che grava pesantemente sulla coscienza dell’umanità".

Finocchiaro: emergenza sociale "La violenza contro le donne è un’emergenza sociale, in Italia e nel mondo - dice Anna Finocchiaro, capogruppo al Senato del Pd -. L’antidoto alle violenze fisiche e psicologiche che le bambine, le ragazze e le donne subiscono ogni giorno è soprattutto la prevenzione, attraverso la promozione di una cultura del rispetto della dignità femminile. La giornata di oggi deve servire per compiere passi avanti concreti in questa direzione".

Lussana: serve clima culturale severo Secondo la Lega "la violenza alle donne si combatte con un clima culturale di severa condanna ad ogni forma di abuso, discriminazione e integralismo". Lo sottolinea Carolina Lussana, vicepresidente del Gruppo del Carroccio alla Camera.

Piano nazionale contro violenza donne Il ministro Carfagna ha annunciato un piano contro la violenza alle alle donne, che sarà finanziato con 20 milioni di euro. "È un piano organico, di azioni sinergiche - ha spiegato la Carfagna - istituzioni, associazioni, tutti soggetti coinvolti lavoreranno ad un’azione congiunta per prevenire e contrastare la violenza sulle donne". Il piano, ha ancora spiegato la Carfagna, servirà a mettere in rete tutti i centri antiviolenza, a potenziarli la dove ce ne fosse bisogno, nonché a potenziare il numero verde 1522.