Italia-Francia insulti per nulla Ce la giochiamo con l’Ucraina

Sfida senza sussulti, Inzaghi sbuccia la traversa. Male Del Piero. <a href="/a.pic1?ID=204798" target="_blank"><strong>Solo Pirlo illumina la sfida </strong></a>che rinnega i numeri dieci. Gli azzurri: <a href="/a.pic1?ID=204801" target="_blank"><strong>&quot;Che vergogna i fischi alla Marsigliese&quot;</strong></a>

da Milano
Zero a zero. Il classico topolino di risultato partorito dalla montagna delle attese. Succede, nel calcio. Specie se l’Italia di questi tempi è quella vista ieri sera a Milano, sospinta da uno stadio da favola, andare all’assalto della Bastiglia con le mani nude, con le unghie. Succede senza provocare alcuno scossone alla classifica del girone e alla qualificazione, grazie anche al pari imposto dalla Georgia di Kaladze all’Ucraina dello spento e irriconoscibile Shevchenko. A questo punto diventa più importante l’appuntamento di mercoledì sera a Kiev. Senza Nesta e Totti, senza Materazzi e Toni, non si possono pretendere dalla Nazionale di Donadoni imprese epiche e leggendarie. Non è il tempo. Se poi alla serata delle speranze tradite, si aggiungono le inadempienze di Del Piero e De Rossi, allora il deficit diventa allarmante. Da solo, un reale Pirlo non può colmare tutte le lacune, spianare tutte le colline, provvedere ai bisogni di una squadra rimasta senza il sostegno di un centrocampo dignitoso. La Francia, mai animata da spirito guerriero, è quella che nessuno si aspetta. Forse consapevole dei propri limiti fisici (Henry deludente, Vieira a tre cilindri), prova a limitare i danni e se ne sta a controllare il gioco. Tira fuori gli artigli appena intuisce il pericolo, smorza il ritmo e fa girare palla quando capisce che gli azzurri risultano suonati dalla fatica.
Brividi lungo la schiena prima di cominciare, merito del popolo tricolore di San Siro che canta «all’alba vincerò» in omaggio a Pavarotti e poi fischia incivilmente la Marsigliese. Nessun brivido invece dalle scelte razionali di Domenech che, a sorpresa, posiziona Diarra sulla linea dei terzini e non certo per timore di Del Piero, preso facilmente col lazo: Abidal fa il suo mestiere a sinistra e così il resto della difesa. Appena Gattuso (ammonito a metà frazione, salta Kiev per squalifica) calza l’elmetto e innesta la baionetta, Vieira esce dalla sua garitta e gli mostra gli artigli: il francese di casa Moratti ha scarsa autonomia ma governa con autorità la sua zona. La Francia bamboleggia, non rischia quasi niente e prova a lanciare i due attaccanti che trovano pane duro dalle parti di Cannavaro e Barzagli. Merito anche di Zambrotta che toglie viveri e spazio vitale a Ribery, più incisivo appena batte le zolle centrali. Su tutti gli azzurri brilla la stella cometa di Pirlo che è il punto di riferimento del gioco e forse anche uno dei rari fuoriclasse della sfida: le giocate più importanti appartengono ai suoi piedi e quando, nell’area dei blues, aziona Inzaghi la girata pronta e velenosa di Pippo è il primo brivido lungo la schiena dei francesi. La palla ballonzola sulla traversa prima di cadere dietro i fotografi. Peccato non lo scortino con la necessaria precisione gli altri sodali: De Rossi sbaglia troppo per una serata così importante. E Gattuso è troppo preoccupato di sorvegliare Malouda per lanciarsi in assalti frenetici.
La Francia controlla le operazioni, con una sicurezza che rasenta la sfrontatezza: vince duelli significativi sui lati, con Diarra su Del Piero e con Abidal su Camoranesi ma riparte lenta e prevedibile riuscendo a colpire nel finale con Malouda (Buffon para quasi fosse un gioco ma non è un giochino frenare quel proiettile).
Appena le due squadre accusano la fatica, e ciò accade quasi puntualmente a inizio di ripresa, ecco che la resa dei conti italo-francese prende quota a dispetto del rigore tattico e della precisione geometrica osservati in precedenza. Camoranesi trova il primo e unico tiro dal limite (bella parata di Landreau), Oddo e Pirlo riprovano a tirar fuori dal mazzo delle loro discese il jolly Inzaghi senza fortuna mentre in campo avverso le incursioni di Anelka e Ribery confermano la brillantezza di Cannavaro e Buffon, tornati ai fasti di Berlino. Le mosse di Donadoni, dalla panchina, durante la ripresa non convincono e tolgono gas al motore: una risulta lecita e tempestiva (Perrotta per Camoranesi), l’altra precoce e ingiusta (Lucarelli per Inzaghi), entrambe non consentono alla Nazionale di cambiare la sfida che s’avvia lemme lemme allo sbocco conclusivo. Del Piero non azzecca un dribbling (inevitabile i fischi all’atto della sostituzione con Di Natale), Perrotta a destra improvvisa, Zambrotta ha la benzina ridotta. Per fortuna Henry è poco incisivo e le ripartenze della Francia non colgono di sorpresa Buffon neanche quando sbava l’uscita. Una specie di evento. Al pari dello 0 a 0 celebrativo.