Italia-Germania 4 a 3 è la più bella Il Milan di Sacchi secondo solo a Pelè

Premiati la semifinale mondiale del ’70 e il team rossonero. Di Maradona il gol storico

Che Dio benedica gli inglesi. Questa volta bisogna capovolgere l’anatema di Appelius per accogliere a braccia aperte l’esito, per certi versi clamoroso, di un sondaggio tutto inglese, firmato dalla rivista World Soccer e svolto tra i suoi giornalisti per scodellare una classifica destinata a fare discutere (molto) e non solo da noi in Italia, la patria del campanile (Mastella non c’entra niente). Nessuna sorpresa sulla partita più emozionante di tutti i tempi: Italia-Germania 4 a 3 tanto per cambiare. Da noi ne hanno fatto anche un film ed una pièce teatrale, è rimasta un’icona nei giovanotti reduci dal terribile ’68 e continuerà a destare una struggente malinconia in quella generazione con le basette lunghe e i jeans a zampa di elefante. Pensare che quella Nazionale così forte e potente, così piena di gente di classe da permettersi la sciagurata staffetta tra Mazzola e Rivera, è rimasta al palo della leggenda (testimoniata dalla targa scolpita dentro lo stadio di Città del Messico), soppiantata dall’ultimo Brasile di Pelè, fa sempre un certo effetto. E autorizza Lippi e soci a pensare di essere nati sotto il segno di una fortuna sfacciata (al 19° posto la semifinale di Dortmund con la Germania nel 2006).
Deve fare un certo effetto, anche a don Fabio Capello, tecnico del Real Madrid esonerato di recente con la curiosa motivazione della «mancanza di spettacolo», l’esito del sondaggio riservato alle squadre di tutti i tempi nel quale dietro il Brasile ’70, l’Ungheria di Ferenc Puskas (mondiali del ’54 in Svizzera) e l’Olanda del ’74, spunta il Milan di Sacchi, primo club in assoluto a vantare un riconoscimento tale. Arrigo da Fusignano non ha mostrato il petto in fuori, ha solo ricordato la differenza tra vincere e basta e vincere e sedurre, la tecnica adottata dal Milan berlusconiano. «Lo dissi a Van Basten che protestava per il fatto che io chiedevo qualcosa di più del semplice successo. Perché altrimenti non sarai ricordato, gli spiegai. E più tardi Marco capì» la ricostruzione dell’ex ct adesso passato a fare l’opinionista. «Quel Milan fu una squadra inarrivabile», commenta Adriano Galliani.
Che Dio benedica gli inglesi, allora. È il caso di ripeterlo se, passata la beffa, han trovato il coraggio per premiare, tra i gol più belli, quello famoso, unico e irragiungibile, di Diego Armando Maradona, contro l’Inghilterra in Messico ’86. Partì da centrocampo, saltò uno-due-tre-quattro birilli e firmò il capolavoro con un tocco astuto. Sulla scia di quella gemma resiste, per superba bellezza e magia, solo la stoccata di destro di Marco Van Basten nella finale ’88 contro l’Urss di Belanov, a Monaco di Baviera. Niente a che fare, intendiamoci, col terzo gingillo sistemato dagli inglesi alle loro spalle, il gol di Zidane nella finale Champions 2002 contro il Bayer Leverkusen. E pazienza se per rintracciare Roberto Baggio (gol alla Cecoslovacchia, Italia ’90) bisogna scendere fino alla posizione numero 17. Dal calcio, e in particolare dagli inglesi, non si può avere tutto.