Italia-Germania, il giallo di bimbi contesi

Sono due bambini di sei e dieci anni nati in Germania. Il papà tedesco e la mamma italiana. Sono arrivati in Italia nel 2008, portati via dalla mamma. Quasi a tradimento, senza l’accordo con il padre, senza il permesso di un giudice. In mezzo ci sono i litigi, le accuse reciproche, la diffidenza nelle istituzioni. Undici mesi dopo il Tribunale dei Minori di Milano ha dato il via libera: quei due bambini sono stati riportati in Germania. La battaglia tra la mamma e il papà è in pieno svolgimento. La mamma accusa i servizi sociali tedeschi, per questo - si difende - li ha portati via senza un permesso. Il padre ha la legge dalla sua parte; in mezzo ci sono loro, Leonardo e Niccolò.
«Non ho più notizie dei miei figli da venerdì. Mio marito e i suoi avvocati non rispondono al telefono, ho chiamato i vicini di casa a Monaco, mi hanno detto che le tapparelle sono chiuse e che in strada non c’è l’auto di mio marito». La voce di Marinella Colombo trema appena. È lei la mamma di 47 anni, che venerdì pomeriggio all’uscita di scuola, a Milano, non ha più trovato i suoi figli di 10 e 6 anni, che si è sentita dire dalle maestre che i bambini erano stati «prelevati» dai carabinieri e dagli assistenti sociali, a compimento di una sentenza della magistratura minorile. La donna era «inseguita» da un mandato di cattura dei giudici tedeschi per aver portato i figli in Italia nel luglio scorso dopo la rottura del matrimonio con il marito tedesco, da cui ha divorziato nel 2006. Fra le colpe imputate alla donna quella di essersi allontanata da Monaco senza aver aspettato l’autorizzazione del tribunale.
«La multinazionale per cui lavoravo in Germania aveva predisposto il mio trasferimento a Milano nel mese di luglio, in quella data i giudici non si erano ancora pronunciati - racconta -. Quando è arrivato il parere negativo, in settembre io ero già qui con i bambini. Io non ho avuto modo di difendermi». È stato allora che ha nascosto i bambini, per tre mesi. «L’ho fatto con la speranza di riuscire a dimostrare l’errore, mi sono rivolta agli avvocati». E, in effetti, la mediazione sembrava alle porte. Racconta l’avvocato della donna Laura Cossar: «È stato firmato un accordo fra le parti davanti al vicequestore di Milano, a fine marzo i figli avrebbero ripreso a frequentare la scuola a Milano e il padre avrebbe ritirato il provvedimento di rimpatrio». Ma così non è andata. I giudici minorili sono andati avanti sulla strada tracciata e venerdì scorso i bambini sono stati allontanati dalla loro mamma. Ma questa dei figli sballottati qua e là sarebbe solo una storia nella storia. C’è dell’altro secondo Marinella Colombo. «L’istituzione dello Jugendamt (nato nel ’39) impedisce a un genitore di allontanare un figlio dalla Germania - è sicura la donna -. La mia situazione è una fra centinaia, è in corso un’indagine del Parlamento europeo, la commissione ha ricevuto 34 petizioni solo nel 2008 e centinaia di lettere di genitori alle prese con il mio stesso problema». Su quest’onda è nata l’associazione Ceed che riunisce i familiari che hanno avuto problemi con i servizi sociali tedeschi e che reclamano attenzione dal ministero della Giustizia. Solidarietà al caso Colombo arriva anche dalle onorevoli Emanuela Baio e Cristiana Muscardini.
Critico sulla condotta di Marinella Colombo è Bruno Poli, un esperto tra i più competenti per quanto riguarda il fenomeno dei bambini «rapiti» dai genitori separati (www.mondoincantato.it). «C’è una convenzione, quella dell’Aia, dice Poli, che va rispettata. Portando in Italia i bambini senza il consenso del padre o di un giudice, come ha fatto Marinella Colombo, si agisce illecitamente. Quanto allo Jugendamt è un’istituzione che ha solo poteri amministrativi e non giuridici. Sono l’equivalente dei nostri servizi sociali. La mamma purtroppo ha agito illecitamente. La legge in questo caso è dalla parte del padre».