In Italia già 53 madrasse: in testa la Toscana

La lista «top secret»: tra Firenze, Prato e Pistoia il maggior numero di istituti a rischio estremismo

Claudia Passa

da Roma

La scuola coranica di via Quaranta a Milano è solo una delle tante «scuole» dove l’insegnamento è considerato pericoloso, dove i «cattivi maestri» sono più numerosi di quanto si pensi, dove il sospetto di una «copertura» per altri fini (riciclaggio, indottrinamento, proselitismo) sta diventando una «certezza investigativa». Il razzismo e l’intolleranza c’entrano poco laddove le indagini fanno venire alla luce realtà inquietanti quanto sconosciute fino a oggi. Da tempo il Sismi e le forze di polizia registrano sull’intero territorio nazionale una presenza crescente di scuole coraniche, così definite poiché i corsi svolti, e le modalità d’insegnamento seguite, si basano spesso su lezioni di islamistica e sharia, dando luogo in casi sempre maggiori a interpretazioni estremamente radicali del Corano.
Non stiamo parlando, ovviamente, delle celebri madrasse pakistane di Quetta e Lahore dove si allevano i giovanissimi soldati di Osama Bin Laden. La situazione, qui da noi, è diversa. Di scuole coraniche «ufficiali» - stando ad Hamza Roberto Piccardo, segretario dell’Ucoii (unione delle comunità islamiche in Italia) - ce n’è una sola, ed è quella che hanno chiuso a Milano. «Per il resto si contano sulla punta delle dita, quelle maggiori sono a Roma e Milano» dice, e ospitano figli di diplomatici, piloti, uomini d’affari. «Niente di illegale, si studia la lingua araba e il Corano. Nessun avviamento al terrorismo». A dirla tutta, per Piccardo esistono un centinaio di piccole scuole, che l’interessato definisce «scuoline», dove il sabato pomeriggio e la domenica mattina i volontari delle associazioni islamiche insegnano ai bambini a cantare le Sure, i capitoli del Corano.
In possesso degli investigatori ci sarebbe una lista top secret dove sono elencate tutte le scuole più a rischio, quelle frequentate da «cattivi maestri» con precedenti penali, quelle dove il modello di insegnamento è considerato a rischio per l’impostazione integralista, o quelle che hanno cambiato registro dopo le critiche rivolte in mondovisione da Osama Bin Laden nei confronti delle «riforme dei programmi educativi varate da alcuni Paesi arabi» e riprese da centri islamici moderati disseminati in Occidente.
La lista della madrasse made in Italy non risparmia nessuna regione anche se poi, facendo uno screening di tutte gli istituti, quelli monitorati dagli apparati di sicurezza raggiungono la considerevole cifra di cinquantatré. L’area dove proliferano insegnanti e studenti non in linea con l’orientamento del ministro Pisanu («bisogna evitare l’educazione parallela che servirebbe a ghettizzare il mondo islamico e a creare delle enclave») è la Toscana con otto istituti «non riconosciuti». Tra Firenze, Prato e Pistoia sono numerosi gli «incontri di dottrina e preghiera coranica» o le «lezioni di islamistica» ad aver attirato l’attenzione degli investigatori. Al secondo posto, con sorpresa, spuntano le Marche con ben sette scuole. Secondo la polizia una ve ne sarebbe addirittura nei piccoli centri di Porto Sant’Elpidio e Torre San Patrizio, in provincia di Ascoli. Ultimo gradino del podio spetta alla Liguria, che oltre ai capoluoghi di provincia, conta scuole coraniche del fine settimana nelle cittadine di Albenga e Sarzana.
Lombardia e Umbria, per motivi differenti, sfoderano un’infinità di «siti scolastici» anche se le due Regioni hanno cinque scuole a testa che destano qualche apprensione negli investigatori. La Lombardia è considerata la «culla» del proselitismo. L’Umbria, con l’università per stranieri di Perugia, la patria dell’«immigrazione culturale» dietro la quale si nasconderebbero un paio di «predicatori d’odio» che darebbero l’imprimatur integralista al corpo docente più radicale. Scendendo di classifica si toccano le due estremità dello Stivale: in Sicilia le frequentazioni variano da Modica a Palermo fino a Vittoria, al nord si hanno tracce da Merano a Novara, passando per Torino. Fanalino di coda, un paesello della provincia di Pordenone dove si sta studiando un programma di corsi in lingua araba: Cordenons.