Italia-Irlanda: è finale tra Lippi e Cassano

Stasera la sfida per il Mondiale. Scongiurata la contestazione: lo sponsor paga la coreografia ai
tifosi, Matarrese promette aiuti agli ultrà Il ct intanto scalda
Pazzini e Rossi per distanziare Trapattoni

Bari - Sembra di essere nel triangolo delle Bermuda e invece siamo soltanto a Bari, città portafortuna del calcio italiano. Mai persa una sfida azzurra da queste parti, snodo della qualificazione passata, con Donadoni ct e un franco successo sulla Scozia domata dalle capocciate di Toni. Questa volta cambiano i personaggi e gli interpreti, persino i connotati ambientali ma non l'importanza dello snodo calcistico: piegare la resistenza del vecchio, caro Trap e della sua Irlanda tignosa, significa spianarsi la strada verso Sud-Africa 2010.

A quattro partite dalla fine del girone, staccare il rivale più accreditato di cinque lunghezze avendo mezza nazionale fuori per infortuni e acciacchi vari, vuol dire garantirsi un'estate di sollievo scandita da eccitanti progetti. A modificare lo scenario è intervenuta una scheggia impazzita: Cassano. Suo malgrado è diventato, da due settimane, l'argomento unico da dibattere. Ha riempito conferenze stampa altrimenti scialbe e paginate di giornali, provocato la reazione stizzita di Lippi e di molti suoi sodali azzurri, caricato di veleni e sospetti il clima dello stadio barese. Qui Antonio Cassano ha cominciato a giocare a pallone stregando l'Inter con un gol di favola, qui avrebbero voluto rivederlo, vestito d'azzurro, trascinare l'Italia al mondiale proprio mentre il Bari sta per rimettere piede in serie A dopo una rincorsa durata otto anni addirittura. Una specie di solenne laurea per il calcio della città capoluogo di regione.

Così, all'improvviso, si sono capovolti i ruoli tradizionali: il nemico non è più il nemico, Trap è diventato il profeta da accogliere trionfalmente, come è successo ieri sera dentro lo stadio San Nicola, Lippi il ct ottuso da contestare a dispetto del suo alloro mondiale, l'assenza di Cassano una sorta di ingiustizia cosmica da mettere nel conto della Nazionale. Il lavoro della diplomazia federale ha prodotto risultati apprezzabili nelle ultime ore: smentita la storia dei 40mila fischietti da utilizzare per stroncare il ct di casa, garantita invece la coreografia tricolore patrocinata (e pagata) da uno sponsor del club Italia per pareggiare i conti con l'onda verde arrivata in città, 7mila irlandesi al seguito. Han dovuto addirittura smentire una leggenda metropolitana secondo cui la chiusura di Coverciano al pibe di Bari vecchia sarebbe da addebitare a un litigio col figlio di Lippi, Davide, per evitare che la «bufala» propagandata dalle tv locali sbarcasse sui giornali. Per ricucire il rapporto hanno lavorato tutti insieme: Antonio Conte, tecnico del Bari, si è presentato allo stadio nella vigilia, Vincenzo Matarrese, il presidente, ha promesso agli ultrà sostegno economico in vista della prossima sfida decisiva col Parma.

In questo recinto inatteso, ecco allora Italia-Eire riconquistare a fatica la sua sagoma tecnica. Lippi ha mantenuto la barra dritta: nessun cedimento, neanche in presenza del triste ko subito da Totò Di Natale. Come all'alba del precedente incarico andò a pescare Grosso e Toni, così qui ha riscaldato il posto riservato ai veterani e «testato» la consistenza di alcuni giovani rampanti. A Podgorica ha lanciato Palombo (ha balbettato prima e poi finito in scioltezza), puntato su Iaquinta e virato su Pazzini dopo aver fatto ricorso a Pepe, sempre più inserito nel gruppo: a Bari può scavare spazio a Brighi, confermare il centravanti della Samp dal piede caldo e far spuntare uno dei pochi talenti finiti all'estero, Giuseppe Rossi, gemma del Villarreal in Spagna.

Possono bastare per mettere sotto l'Eire che non ha grandi risorse a disposizione, giunto in Puglia con una dote di punti in classifica inattesa. Il merito è del Trap che sabato scorso si è fermato sull'1 a 1 contro la Bulgaria per colpa di un'autorete. L'Eire non può cambiare, deve recuperare Mc Geady a ogni costo e puntare su Robbie Keane che lavorò con Lippi, ad Appiano Gentile, due mesi appena. «Di meglio non ho, non posso fare turnover» la spiegazione crudele ma sincera del Trap. Puntano tutto sulla sua abilità di condottiero. E magari sull'effetto Cassano.