Italia, l’anno mondiale finisce senza botti

Donadoni ha schierato ben 20 giocatori, «solo» 19 la Turchia. Esordio per Brocchi, Aquilani e Bonazzoli

Gian Piero Scevola

Una festa, tanta commozione e non poteva essere che così. Nel ricordo del grande Giacinto Facchetti, l’Italia sperimentale di Donadoni ha soltanto pareggiato 1-1 con la solida Turchia di Fatih Terim. Ma non è tanto il risultato a interessare, perché la partita per gli azzurri rappresentava solo una vetrina e una salutare sgambata, mentre Terim ha fatto di tutto per vincere la sfida. Chi non avrebbe voluto battere i campioni del mondo in casa loro? L’ex tecnico di Fiorentina e Milan ha cullato per un po’ il sogno, poi s’è abbandonato anche lui alla fiera delle sostituzioni che ha visto in campo la bellezza di 39 giocatori: 20 italiani e 19 turchi. Quasi una sagra paesana, ma era solo un’amichevole, l’ultima partita del 2006 per gli azzurri nell’anno che li ha consacrati sulla cima del mondo. E che si è chiuso senza botti.
Ma non poteva andare che così, con un pari che accontenta tutti, che in particolare gratifica gli esordienti Brocchi, Aquilani e Bonazzoli che sono finalmente riusciti a coronare il sogno della nazionale. E con loro sono 41 i giocatori impiegati da Donadoni, sui 51 convocati da quando il bergamasco ha sostituito Marcello Lippi. Tanti? Troppi? Se consideriamo che pezzi da novanta come Totti, Toni, Nesta, Del Piero, Iaquinta, Di Michele hanno dato forfeit per motivi diversi, allora Donadoni può ragionevolmente ritenersi soddisfatto perché ha passato in rassegna tutte le forze disponibili.
Ottenendone risultanze così così, ma non poteva pretendere di più da una partita che non aveva stimoli e che nessuno sentiva. Solo il ricordo di Facchetti ha fatto sì che Bergamo abbia vissuto una grande serata di sport, con lo stadio stracolmo ed entusiasmo a non finire. Anche se dopo 35 minuti il pubblico, forse spazientito dallo spettacolo non esaltante, ha cominciato a fischiare. Fischi spenti quattro minuti dopo dalla paperissima del portiere Demirel (aveva sostituito Rustu infortunatosi al 7’, poco dopo aver deviato in angolo una girata al volo di Gilardino): un suo goffo rinvio va a centrare proprio Gilardino in mezzo all’area, il pallone rimbalza verso Di Natale che non ha difficoltà a metterlo nella porta vuota. Sembra l’augurio di una bella goleada e invece ci pensa Materazzi a sbagliare porta. Al 42’ infatti la difesa azzurra va in bambola: Cannavaro cicca in mezzo all’area, l’incontenibile Arda serve Uzulmez che crossa in mezzo, con Materazzi che combina il pasticcio intervenendo in spaccata. Pallone in angolo? No, alle spalle dell’esterrefatto Buffon che non può che allargare le braccia sconsolato.
Un autogol dei più classici che non risveglia però la furia agonistica della banda Donadoni. Nella ripresa infatti, tutti o quasi hanno pensato alle caviglie e alle prossime gare di campionato. E mentre, almeno nella prima parte i turchi ci provano (Materazzi respinge sulla linea al 20’ un tiro di Halil), nella girandola delle sostituzioni gli azzurri pensano solo a timbrare il cartellino, con un impegno non certo di quelli spasmodici. Peccato, perché gente che deve conquistarsi un posto in nazionale, avrebbe dovuto sputare l’anima per mettersi in mostra agli occhi del cittì. Ha prevalso invece la ragion di stato in una partita della quale si sarebbe potuto tranquillamente fare a meno ma che, essendo quella di ieri una data Fifa, è stato «obbligatorio» giocare. Non s’è certo divertito il commissario straordinario Figc Luca Pancalli che ha annunciato l’assemblea statutaria per il 21 gennaio, mentre un bel dieci in pagella va ai tifosi di Bergamo: i fischi di un momento si sono trasformati in un incitamento continuo a dimostrazione che la fame d’azzurro è tanta. Ma andate a dirlo anche agli azzurri veri.