Italia, l’onorevole sconfitta stavolta è un’occasione buttata

Questa volta l’Italia l’ha fatta grossa. Quella con l’Irlanda non è e non può essere una delle tante onorevoli sconfitte, ma è una enorme occasione gettata al vento. Non possiamo continuare a raccontarci di saper tenere testa a chiunque, di giocare alla pari con tutti, e poi, quando abbiamo l’occasione d’oro per raccogliere la vittoria che conta, buttarla alle ortiche in due minuti.
Tra l’Italia e l’Irlanda la differenza l’ha fatta sicuramente il drop di Ronan O’Gara, veterano irlandese preservato in panchina per 66 minuti e messo dentro nel finale per sfruttare tutta la sua esperienza. O’Gara non ha fallito la grande occasione, l’Italia invece è rimasta ancora con l’amaro in bocca. Ma la sconfitta di misura con gli irlandesi (13-11) non può essere ricondotta solo al colpo mortale del maestro irlandese. Il problema vero è che questa partita ci è sfuggita di mano progressivamente, in tutte le occasioni in cui non abbiamo osato affondare contro un’Irlanda un po’ decimata e non irresistibile, una squadra che ha attaccato in continuazione - è vero - ma ha anche sbagliato l’incredibile con una linea di trequarti che in passato ci aveva sempre fatto vedere le stelle.
Invece, chiuso il primo tempo (poverissimo) in vantaggio per 6-3, punteggio da anni Cinquanta, l’Italia non ha capito che questa Irlanda era attaccabile; oppure non è riuscita a trovare le forze e le idee per prendere in mano la partita. Così il vantaggio minimo al riposo (che poteva essere più ampio se Mirco Bergamasco non avesse gettato alle ortiche un piazzato centralissimo, che alla resa dei conti peserà enormemente sul risultato) si trasforma subito in un rovescio per la meta di O’Driscoll che sfrutta un cattivo piazzamento della retroguardia azzurra.
L’Irlanda a quel punto commette l’errore di pensare di aver già messo al sicuro la partita e l’Italia si trova la palla in mano e metà campo a disposizione per affondare. Ma qui emergono tutti i limiti del quindici azzurro: mentre nel primo tempo si è vista una grandissima difesa (Castrogiovanni e Parisse i soliti giganti), nel secondo si evidenzia tutta la nostra fatica nel cercare di liberare un uomo, di mettere in piedi una fase di gioco.
Al 73’ però arriva la svolta che potrebbe farci sorridere: l’arbitro caccia dal campo Leamy per un cartellino giallo ricevuto un po’ ingenuamente, il che significa Irlanda in quattordici fino a fine partita. Potrebbe essere la scossa decisiva per le nostre ambizioni, e infatti in un paio di minuti arriva la meta del ribaltone: Canavosio, Masi e Garcia fanno arrivare la palla fino all’estremo McLean che parte in diagonale e infila l’area di meta dei verdi quasi sulla bandierina, consegnando a Mirco Bergamasco un pallone molto angolato da trasformare. Il nostro calciatore non riesce nell’impresa, ma l’Italia è comunque in vantaggio. Minimo (11-10) ma pur sempre vantaggio.
Mancano 5 minuti, giochiamo con un uomo in più, abbiamo la possibilità di puntare sulla difesa che sembra il nostro punto di forza, ma l’illusione dura due minuti. Al 77’, su un pallone sfuggito alla nostra difesa, gli irlandesi mettono O’Gara in zona drop e i 3 punti sono matematici. La festa del Flaminio finisce subito, amaramente. Parisse e compagni ci provano fino in fondo, ma due minuti sono pochi per fare quello che avremmo dovuto fare molto prima. All’80’ è Luciano Orquera a tentare la mossa della disperazione, ma il suo drop - a differenza di quello di O’Gara - si spegne tra le braccia di Fitzgerald, a pochi metri dalla porta. La resa è definitiva.
Peccato.