Italia, liberalizzazioni bloccate a metà strada

Uno studio dell’Istituto Bruno Leoni: ancora troppi vincoli e monopoli frenano il mercato

Milano - Italia, liberalizzata soltanto a metà. A un anno dal decreto Bersani, che prometteva novità a tutto campo, uno studio condotto dall’Istituto Bruno Leoni dimostra che in realtà il mercato è libero da vincoli e monopoli solo al 52 per cento. «E non c’è nulla di peggio che restare a metà del guado - commenta il direttore dell’Ibl, Alberto Mingardi -. Il processo di liberalizzazione è in stallo, e questa analisi lo dimostra: siamo un Paese nel quale i guasti del monopolio pubblico non sono ancora stati superati da un passaggio netto ad un ordine autenticamente di mercato. Speriamo che questa ricerca serva anche ad intendersi su che cosa effettivamente è liberalizzare: rimuovere barriere e vincoli, non introdurne di nuovi».

Secondo l’Indice delle liberalizzazioni elaborato dall’Ibl - che sarà presentato domani in un dibattito a Milano a politici e imprenditori - su otto settori chiave dell’economia italiana solo due raggiungono la piena sufficienza: l’elettricità e il trasporto aereo, rispettivamente liberalizzati per il 72 e per il 66 per cento. Gli altri non riescono ad andare oltre un mediocre «cinque più»: il gas, liberalizzato al 58%, le tlc col 40%, le ferrovie con il 49%, le professioni intellettuali liberalizzate al 46% e il mercato del lavoro con il 50 per cento. Maglia nera ai servizi postali, fermi al 38%: in particolare, lo studio ricorda che, per quanto riguarda le stampe editoriali in abbonamento postale (giornali, riviste, pubblicazioni degli enti non profit), solo utilizzando Poste Italiane è possibile usufruire di un contributo statale che abbatte le tariffe mediamente del 60 per cento. Con tanti saluti alla concorrenza. Voto finale: gravemente insufficiente.

«Quella dell’Ibl è una radiografia davvero accurata - commenta Daniele Capezzone, presidente della commissione Attività produttive della Camera - delle liberalizzazioni realizzate e delle troppe ancora mancate e mancanti. Ora, all’Italia servirebbe una “cura Aznar”», continua, ricordando come, nel primo anno di governo, Josè Maria Aznar privatizzò le 29 maggiori aziende pubbliche spagnole. «Qui da noi, per invertire la rotta, sarebbe necessaria la privatizzazione (vera) di Rai, Ferrovie, Alitalia, Poste, servizi pubblici locali. Solo così si potrebbero aprire segmenti decisivi di mercato, dando aria ad un sistema asfittico», conclude Capezzone.

Una preoccupazione condivisa anche dalle associazioni dei consumatori: «Non abbiamo certo bisogno di liberalizzazioni a metà, buone sulla carta ma deludenti nella pratica» sostiene il Codacons, sottolineando come in troppi settori non è cambiato niente, nonostante le «lenzuolate» del ministro Bersani: «La concorrenza è ancora scarsa non solo nel settore delle banche, ma anche in quello delle assicurazioni, dei farmaci, dei taxi, del commercio, dell’ortofrutta e dell’energia elettrica, che non sarà veramente liberalizzata prima del 2009».

E a questo proposito, le modifiche approvate dalla decima Commissione del Senato al decreto sulle liberalizzazioni del mercato elettrico non piacciono a Federconsumatori. Sul banco degli imputati c’è soprattutto «la mancata attribuzione all’Autorità per l’energia del compito di definire i prezzi di riferimento obbligatori per le forniture di gas ed elettricità agli utenti domestici». Federconsumatori ha messo nero su bianco questi rilievi in una lettera spedita ai senatori della X Commissione «Industria, commercio e turismo», perché «l’esame del provvedimento da parte dell’assemblea di Palazzo Madama ripristini il testo originale del decreto legge».