Italia-Libia, una giornata ad alta tensione

Tripoli minaccia ritorsioni sul caso Calderoli: niente aiuti contro i clandestini. Il ministro leghista si scusa e l’ambasciata libica chiude il caso. Berlusconi: "Lavoreremo insieme". Entro maggio
vertice con Gheddafi. L'arma del colonnello: <a href="/a.pic1?ID=260400" target="_blank"><strong>17mila clandestini usati come &quot;missili&quot;</strong></a><br />

Roma - Manca qualche minuto alle tre di pomeriggio e a Palazzo Grazioli Silvio Berlusconi è riunito con i vertici di Forza Italia e alcuni neoministri per mettere a punto i primi provvedimenti del governo. Sul tavolo del presidente del Consiglio, però, arrivano i take d’agenzia che riportano le parole di Umberto Bossi sul leader libico MuammarGheddafi.Unarapida letta, un gesto eloquente con il capo e i palmi alzati al cielo in segno di dissenso. Tutti i presenti concordano. D’altra parte, la mattinata era stata spesa in un lungo lavoro di ricucitura con Tripoli da parte del governo italiano. Con Roberto Calderoli in prima fila a fare pubblica ammenda per la nota storia della maglietta. «Mi sono pentito per le conseguenze - spiega il ministro per laSemplificazione - e per come è stato compreso il mio gesto di allora»

. Una questione, quella delle relazioni Italia- Libia, che durante il ricevimento per i sessant’anni di Israele affrontano anche Berlusconi e Franco Frattini. «Sono fiducioso, avremo modo di lavorare e di tranquillizzare la situazione», spiega il premier accolto all’ambasciata ebraica da un minuto di applausi e strette di mano. «C’è il mio impegno personale per promuovere una forte cooperazione sia a livello europeo sia a livello bilaterale», gli fa eco il ministro degli Esteri commentando la nota con cui il governo di Tripoli fa sapere di non voler più collaborare nella protezione delle coste italiane dai clandestini. E pure il titolare del Viminale Roberto Maroni si limita a un prudente «stiamo lavorando».

L’uscita di Bossi, dunque, rischia di bruciare dodici ore buone di intenso lavorio diplomatico. «La lingua di Gheddafi - dice il ministro delle Riforme - è sempre stata lunga...». «Sono loro - rincara il leader della Lega - che ci mandano i clandestini perché per la Costituzione libica tutti gli africani hanno diritto alla cittadinanza della Libia e siccomenon possono tenerseli tutti li caricano sulle barche e ce li mandano». Parole che scatenano le razioni dell’opposizione. «Non posso che dichiararmi sconcertato», dice Walter Veltroni. Ma pure nelle file della maggioranza c’è più d’una perplessità. Anche l’azzurro Osvaldo Napoli, infatti, pur replicando al leader del Pd che fa «molto rumore per nulla» non nasconde che Bossi ha parlato con «lo stile che gli è proprio».

Ma l’intenzione di Berlusconi è disinnescare al più presto quella che potrebbe essere la miccia di una fastidiosa querelle diplomatica. D’altra parte, spiega ad alcuni parlamentari Valentino Valentini, l’uomo del Cavaliere per le questioni di politica estera, «Bossi non ha certo parlato a nome del governo». Così, ci sta che la Farnesina si attivi subito per gettare acqua sul fuoco, anche perché non ha senso - spiegano al ministero degli Esteri - polemizzare su una nota del governo libico che non ha avuto alcun seguito sotto il profilo diplomatico. Nel senso che la minaccia di non vigilare più sui clandestini è, almeno per il momento, restata sul foglio di un comunicato stampa del governo di Tripoli che all’Italia non ha fatto alcuna comunicazione in proposito.

Un lavoro, quello della diplomazia italiana, cui fa seguito una seconda presa di posizione di Calderoli. Sul punto, infatti, con chi ha occasione di sentirlo in giornata Berlusconi è chiaro: «La Libia è e resta un Paese amico». Così - dopo un lungo colloquio con l’ambasciatore libico a Roma Hafed Gaddur - il ministro leghista presenta quelle che nei fatti sono delle scuse ufficiali: «Sono sinceramente rammaricato per le vittime degli scontri di Bengasi di qualche anno fa, provocati da un’interpretazione non corretta di alcune mie dichiarazioni per cui rinnovo le scuse». Parole seguite da una decisa presa di posizione dello stesso Frattini. «La Libia - spiega - è un Paese amico e l’Italia si impegna affinché anche con l’Europa si possano sviluppare quelle iniziative di collaborazione forte con la Libia che la Libia desidera». Un’evidente riferimento alle richieste di sostegno economico che arrivano di Tripoli. Che in serata, con una nota dell’ambasciataa Roma,chiude la querelle: «Il ministro Calderoli ha ribadito il suo pentimento per l'episodio del 2006. Saif Gheddafi (il figlio del colonnello che si era detto contrario all’ingresso di Calderoli nel governo, ndr) accoglie con soddisfazione il chiarimento delle autorità italiane. Consideriamo il caso chiuso».

E per rilanciare al meglio le relazioni tra i due Paesi, spiegano fonti della Farnesina, il ministero degli Esteri è già al lavoro per mettere a punto una visita in Libia di Berlusconi e Frattini per la fine di maggio.