Italia, con la Lituania sfida chiave E Donadoni rimescola le carte

Il ct azzurro, un po’ frastornato dalle polemiche, manda in panchina Del Piero, Oddo e Gattuso (a rischio squalifica). Incerto anche Cannavaro. A centrocampo si punta sul blocco romanista. Inzaghi punta unica. Bisogna vincere per restare in corsa per l'Europeo

Kaunas - Chi vuole vedere come sia possibile rovinare un esaltante finale di stagione del calcio italiano, si accomodi da queste parti, per favore. E segua con attenzione quel che accade nelle viscere della Nazionale italiana qui attesa dalla conclusione di una missione in apparenza facile e scontata, e invece colma di insidie. Forse il rivale più temuto da Abete e Riva, accompagnatori ufficiali dei campioni del mondo, non è la Lituania sistemata nella posizione numero 92 della classifica Fifa e che pure qualche mal di pancia procurò a Donadoni e soci nella serata d’apertura della qualificazione europea, a Napoli. In elegante contropiede ci misero allo spiedo, poi toccò al solito Pippo Inzaghi, uno adatto a risolvere i problemi, rimettere insieme i cocci e sfiorare, come accadde nella ripresa, il meritato successo. «Se riusciamo a fare pari, c’è festa nazionale in Lituania» confessa Danilevicius, uno dei due «italiani» della formazione locale. Basta dare un’occhiata alle performances dei lituani e alla loro lista di cognomi tutti con la stessa desinenza (la stella è Stankevicius che gioca in serie B col Brescia e viene segnalato nelle riunioni arbitrali da Collina per le sue rimesse laterali lunghe 40-45 metri addirittura, mica per altro) per capire che il pericolo risiede altrove. E in particolare negli umori di quest’Italia e del suo ct dopo l’ennesima esplosione del caso Totti e a causa del rimpasto deciso da Donadoni in vista dell’impegno di stasera a Kaunas.

Problema numero uno C’è una tendenza ormai consolidata nella Nazionale a mettere sulle spalle fragili di Donadoni il conto di ogni diserzione, di ogni questione mal gestita, persino di un programma di viaggio organizzato male. La questione Totti continua a far discutere da mesi, nonostante colloqui, interventi, chiarimenti, telefonate. Tanto per gradire, si aggiunge al dibattito anche Platini, presidente dell’Uefa che mette becco su tutto e poco si occupa di stadi inadeguati. Come per Nesta, il nodo è il seguente: dopo un mondiale vinto, nel caso di esponenti assaliti da acciacchi e da un inevitabile appagamento, c’è la tentazione di farsi da parte e tirare il fiato. Resistono sulla breccia guerrieri come Gattuso che vive di pane e pallone oppure a giovanotti arrivati in ritardo sulla scena internazionale (Materazzi) o infine a fuoriclasse privati della Champions, come Buffon, o del campionato italiano (Cannavaro). Per evitare cedimenti, il ct deve godere di grande carisma presso i convocati mentre la federcalcio deve sostenerlo, puntellarlo nel caso di un ct alle prime armi. Se la federcalcio non esercita il suo ruolo, anche il più autorevole dei ct si ritrova in difficoltà.

Problema numero due Roberto Donadoni ha una esperienza ridotta della conduzione di grandi firme. E dinanzi alle prime reazioni inattese (i malumori di Del Piero mandato in tribuna a Tiblisi l’anno passato, quelli di Pirlo lasciato fuori a Bari contro la Scozia), ha reagito con una condotta che tende ad accontentare il maggior numero possibile di azzurri, piuttosto che a fare scelte nette. Così, qui a Kaunas, è possibile che rientrino un po’ di romanisti (De Rossi e Perrotta) rimasti a guardare sotto la pioggia battente delle Far Öer, e che riposi Gattuso, messo da parte in verità per risparmiargli un’eventuale squalifica (salterebbe la Francia a settembre e sarebbe una iattura) mentre è fuori discussione il recupero di Zambrotta al posto di Oddo, risultato insufficiente persino nella notte di Atene, oltre che in Nazionale, oppure il rilancio di Di Natale nel ruolo di esterno sinistro. A rischio la presenza del capitano, Fabio Cannavaro, toccato duro nelle Far Öer e perciò ridotto a mal partito. Inevitabile il ricorso a Barzagli.

Energie residue «È l’ultimo sforzo, l’ultima partita, dobbiamo tirar fuori le ultime energie» è l’invito perentorio di Donadoni a un gruppo che sente più suo, sensibile alle esigenze patriottiche di chiudere la stagione esaltante (il mondiale di Berlino e poi la Champions del Milan) con un successo che può accorciare la distanza dalla qualificazione. L’innesto di cinque uomini freschi può garantire una serata allegra. Di Natale, da esterno sinistro, e Perrotta alle spalle di Inzaghi, sembrano in grado di fare meglio, molto meglio rispetto a Rocchi e Del Piero quattro giorni prima. Per una sera, il tormentone Totti può attendere, in un angolino. Per il regolamento di conti con il romanista e il suo clan pittoresco, appuntamento a giovedì.