Italia maglia nera nei fondi Ue: arriva Eurodesk

Versiamo il 13,7% del totale, ma le nostre imprese ricevono solo il 9% per carenza di coordinamento. Parte ora il servizio di Banca Intesa

da Milano

Il piatto è ricco: oltre 70 miliardi di euro di fondi comunitari destinati alla Ricerca e Sviluppo, nell’ambito del 7° Programma quadro 2007-2013 che la Commissione europea sta definendo. Rispetto alle dotazioni del precedente piano di sostegno, pari a 17,5 miliardi di euro, la cifra è quadruplicata a dimostrazione dell’importanza annessa da Bruxelles a un settore vitale per la crescita delle imprese.
Peccato che l’Italia rischi, ancora una volta, di versare più quattrini rispetto a quanti ne riesca poi a incamerare. La nostra contribuzione, rapportata al peso demografico e allo status di Paese costituente, è pari al 13,73% del totale, ma solo il 9,2% dei fondi arriva alle nostre aziende per finanziare progetti d’innovazione. Il calcolo è presto fatto: se il nuovo Programma di R&S avesse un tetto di 72,7 miliardi, l’Italia dovrebbe sborsare oltre 9,9 miliardi e ne riceverebbe solo 6,7. Insomma, un saldo negativo di 3,2 miliardi, quando invece una nazione come la Svezia riesce a ottenere il 60% in più di quanto erogato.
Le ragioni di questa disparità di trattamento sono state individuate soprattutto nella scarsa capacità dell’Italia di coordinare i progetti. Ciò vale, in particolare, per le piccole imprese con risorse limitate. Il risultato? Solo il 13,1% delle nostre proposte va a buon fine. Perfino il confronto con la piccola Lettonia (22,2% di successi) è imbarazzante, così come risulta singolare il fatto che solo una proposta su otto vada a buon fine anche in un’area di eccellenza come l’aerospaziale.
Dall’analisi della finora semi-fallimentare esperienza italiana nel Programma di R&S, Banca Intesa ha così preso lo spunto per varare Eurodesk, un servizio che intende offrire alle aziende la consulenza istituzionale necessaria per sviluppare i contatti con le istituzioni europee, essere una guida nella presentazione dei progetti fino ad assolvere compiti di consulenza tecnica. Un servizio rivolto a tutte le imprese. «Non c’è una categoria o un settore specifico - ha spiegato ieri l’ad, Corrado Passera - possono essere anche aziende che operano in settori maturi, l’importante è che credano nella ricerca, siano disposte a seguire una procedura complessa, lunga e competitiva come quella europea e che siano disponibili a fare alleanze internazionali, cosa che noi potremmo favorire grazie alla nostra presenza nell'Est Europa».