«Italia di mezzo» passa all’incasso

Il movimento degli ex Udc in lizza per un assessorato in Provincia come «riconoscimento» dell’appoggio fornito a Repetto

I rappresentanti locali di «Italia di mezzo» sapranno concretizzare nel modo giusto il rapporto di collaborazione instaurato da tempo con i vertici di Comune, Provincia e Regione: così, in perfetto «politichese», il senatore Marco Follini, leader degli ex Udc, lascia intuire in qualche modo l’esito della sua visita di ieri a Genova, conseguente all’apparentamento elettorale del ballottaggio che ha favorito il candidato del centrosinistra Alessandro Repetto. Ora - in termini meno sfumati, ma forse più comprensibili al cronista malizioso - si tratta di passare all’incasso, che in sostanza significa ottenere un assessorato o un incarico equivalente? A questo punto, Follini e il consigliere regionale Fabio Broglia, grande tessitore locale delle strategie del partito, fanno dietrofront: «Non abbiamo nemmeno sfiorato l’argomento, nei colloqui con Claudio Burlando, Alessandro Repetto e Marta Vincenzi» puntualizzano all’unisono con l’ex candidato sindaco a Genova Massimo Chiesa e l’altro consigliere regionale Luigi Patrone. Sia maledetto, dunque, chi la pensa male. Salvo, chissà perché, ricordarsi del senatore a vita Giulio Andreotti, quello che «a pensar male si fa peccato, ma ci s’azzecca».
In ogni caso, Italia di mezzo non chiese nulla, né chiede nulla adesso - ribadiscono Follini e Broglia -, tanto meno poltrone, se mai un po’ di riconoscenza per via di quell’1,8 per cento circa portato alla causa del centrosinistra il 10 e 11 giugno in Provincia. «Ci interessa la strategia complessiva, il disegno politico delle nuove giunte, il cambio di passo promesso che dev’essere mantenuto», anche se l’adesione allo schieramento di sinistra «contro il berlusconismo» è ormai consolidata, da queste parti. Meno, comunque, da altre parti del Paese, visto che proprio mentre Follini incontrava Burlando gli confermavano la secessione dei quattro coordinatori regionali del partito in Abruzzo, Basilicata, Campania e Puglia. I quali «prendono le distanze» dal leader «facendo esplicito riferimento alla sua adesione al Gruppo dell’Ulivo di Palazzo Madama». I quattro, dunque, «confermando la scelta di proseguire nel progetto culturale e politico che ha ispirato Italia di mezzo fin dal suo esordio, confortati dal voto manifestato dagli elettori nelle ultime amministrative, ribadiscono la volontà di restare fedeli alla piattaforma costitutiva del Movimento». Anche a costo di non diventare assessori.