In Italia un milione di baby alcolizzati Le prime sbornie già a undici anni

Nino Materi

L’ex ministro della Sanità, Girolamo Sirchia, aveva capito che il problema era grosso e - dopo il meritorio provvedimento antisigarette - aveva annunciato una «campagna di sensibilizzazione» sull’abuso degli alcolici. Nel caso di whisky, birra, vino e altre bevande ad alta gradazione non si sarebbe certo potuto proibire alcunché (del resto chi beve non attenta alla salute del prossimo, come accadeva invece con il fumo passivo), ma l’obiettivo era quello di informare, soprattutto i più giovani, che superare una certa soglia di alcol può causare gravissimi danni. Poi a Sirchia è succeduto Francesco Storace e l’iniziativa è tramontata ancora prima di sorgere. Eppure - alla luce dei recenti dati forniti dall’Oms e dall’Istituto superiore di sanità - sarebbe il caso di dare effettivo seguito all’idea di Sirchia. L’Italia risulta infatti il paese dove l’«iniziazione» all’abuso di alcol è la più precoce: da noi le prime sbronze cominciano già a 11-12 anni rispetto alla media europea che è di 14 anni. E il fenomeno non riguarda poche centinaia di ragazzini, bensì oltre un milione di baby-alcolisti (un dato che però comprende anche la fascia d’eta tra i 14 e i 16 anni): un numero che aumenta di circa 20mila unità all’anno e che si incrementa ulteriormente quando l’età sale dai 18 ai 24 anni. Di tutto questo si parlerà al congresso nazionale della Società italiana di alcologia, in programma a Vibo Valentia dal 10 al 12 novembre; nell’occasione si analizzeranno i dati allarmanti provenienti dalle maggiori organizzazioni scientifiche. Secondo infatti il World health report dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l'alcol provoca direttamente o indirettamente il 10% di tutte le malattie, il 10% dei tumori, il 63% delle cirrosi epatiche, ma anche il 41% degli omicidi e il 45% degli incidenti, il 9% delle invalidità e delle malattie croniche.
L'Oms indica inoltre che i costi annuali, sociali e sanitari, sostenuti a causa di problemi collegati all'alcol, sono pari al 2-5% del prodotto interno lordo; la stima elaborata dall' Istituto superiore di sanità (Iss) sul Pil nazionale del 2003 (1.324 miliardi di euro) indica in circa 40 miliardi di euro anni tali costi. Nell'intera Europa un giovane su quattro tra i 15 e i 29 anni muore a causa dell'alcol che rappresenta, anche in Italia, il primo fattore di rischio di invalidità, mortalità prematura e malattia cronica tra i giovani.
Emanuele Scafato, direttore dell'Osservatorio nazionale alcol dell'Iss si evince che in Italia sono circa 7 milioni gli italiani che consumano quantità di alcol considerabili «eccedenti» le linee guida per una sana alimentazione (1-2 bicchieri al giorno di una qualsiasi bevanda alcolica per le donne, 2-3 bicchieri al giorno per gli uomini). Ciò significa che il 19% circa dei consumatori di bevande alcoliche in Italia «costituisce la quota di popolazione a maggior rischio di problemi e patologie alcolcorrelate con una prevalenza maggiore per il sesso femminile, di per sè maggiormente vulnerabile agli effetti dell'alcol».
La ricerca diffusa dall'Iss segnala inoltre come gli adolescenti italiani al di sotto dei 16 anni (età legale per la somministrazione) che consumano alcolici, lo facciano prevalentemente lontano dai pasti: non è un particolare da poco, considerato che - se accompagnati dal cibo - cocktail, birra e vino vengono assorbiti dall’organismo in maniera meno diretta e, quindi, meno dannosa. Li salverà l’happy hour?