In Italia mille criminali romeni E ci mandano solo 14 agenti Dopo il caso Reggiani, Bucarest aveva promesso di inviare uomini In un anno se ne sono visti pochi. Manganelli: «Servono rinforzi»

Dalle questure le risposte sono laconiche. «Poliziotti romeni? Qui non si è visto nessuno», rispondono sorpresi alla questura di Napoli. «Sì ci sono stati ma adesso sono spariti», spiegano alla Questura di Milano. Ma come? E il supporto della Romania? I poliziotti che dovrebbero aiutare la polizia italiana nelle intercettazioni, nella mediazione con rom che non parlano o fingono di non parlare la nostra lingua? «Il nuovo contingente non è ancora arrivato», confermano a Roma, dagli uffici del capo della polizia.
I gendarmi romeni, dunque, attualmente non ci sono. Neppure uno. Certo, ci sono stati. Se ne sono alternati circa una trentina in un anno, dicono da Bucarest. E alcuni di questi, in particolare gli otto sbarcati lo scorso autunno a Roma dopo l’omicidio della Reggiani per mano di Mailat, hanno pure pagato tangenti ai colleghi della contabilità romena. Hanno passato bustarelle dai 220 ai 450 euro a testa per farsi rimborsare le spese durante la missione nella Penisola, soprattutto per schede telefoniche e biglietti di trasporto.
Ma al di là dello spiacevole episodio, gli agenti di Bucarest non sono mai stati inviati in quantità significativa. L’ultima tornata era composta da 14 uomini, pochi, aveva spiegato il prefetto Antonio Manganelli, per fronteggiare l’etnia più pericolosa e criminale presente in Italia dove in un solo anno sono stati arrestati 1100 delinquenti romeni e più di 2000 denunciati per attività illecite.
Il capo della Polizia aveva sperato in un contingente più corposo. Invece all’Italia è stato dato solo un contentino. Uno sparuto drappello, neppure uno per questura delle grandi città. Ma era pur sempre qualcosa. Attualmente siamo a quota zero. Quei 14 uomini se ne sono tornati in Romania, perché la «fase sette è terminata a fine anno», spiegano a Roma. Ora bisognerà aspettare la fase otto, che non è ancora chiaro quando possa partire. Ma non aspettiamoci grandi numeri. I poliziotti saranno centellinati e forse si arriverà a venti. In tutta Italia. Insomma, è un po’ come dire, arrangiatevi da soli. Se tra la nostra popolazione ci sono tanti criminali sono affari vostri. Del resto, dalla Romania può uscire chiunque, brava gente e delinquenti. Lo aveva ammesso candidamente la commissaria Liliana Simion, capo dell’Ufficio per la lotta ai reati commessi dai romeni all’estero del ministero degli Interni a Bucarest subito dopo il caso di Ioan Rus, il romeno accusato di tentato omicidio, violenza sessuale e sequestro di persona contro una studentessa africana a Roma. «La legislazione romena non vieta ai delinquenti che hanno scontato la pena di viaggiare all’estero».
Se i delinquenti romeni possono varcare il confine del nostro Paese indisturbati, almeno si dovrebbe far scontare la pena nelle patrie galere ai delinquenti romeni che commettono reati in Italia. Il ministro degli Esteri Franco Frattini la pensa così e lo ha affermato ieri sia pubblicamente sia in una lunga telefonata con il collega romeno Cristian Diaconescu, che avrebbe inviato una lettera sulla situazione dei cittadini romeni in Italia. Frattini, in particolare, aveva spiegato che i romeni responsabili dello stupro di Guidonia dovrebbero «scontare la pena nel loro Paese e la Romania deve accettare questo discorso. Sarebbe vera solidarietà europea, senza puntare il dito contro nessuno».