«In Italia nessun pericolo per la democrazia»

POLITICA «Il Paese ha bisogno di essere guidato e non di scambi di accuse reciproche»

nostro inviato ad Assisi

La democrazia italiana non è in declino né tantomeno è in atto un’«eutanasia» della Repubblica democratica come affermato dal vicario milanese per l’ecumenismo, monsignor Gianfranco Bottoni, in occasione di una commemorazione dei morti partigiani. Lo ha detto ieri ad Assisi il Segretario della Cei Mariano Crociata, rispondendo alle domande dei giornalisti, una delle quali prendeva spunto dalle durissime parole contro il governo pronunciate da Bottoni alcuni giorni fa al Cimitero Maggiore di Milano.
«Parlare di democrazia in declino – ha detto il Segretario dei vescovi - è esagerato. La nostra situazione sociale e politica presenta indubbiamente molte difficoltà, ma ritengo che ci siano anche molte potenzialità, di ordine materiale ed economico, così come di ordine morale e culturale». Non bisogna emettere, ha continuato il vescovo Crociata, «sentenze, pronunciamenti senza appello sulla situazione italiana: non solo perché non è utile ma perché non corrisponde alla realtà». Il Segretario della Conferenza episcopale ha ribadito che la prospettiva dei vescovi «non è quella apocalittica»: «Dobbiamo tutti valorizzare – ha aggiunto – le risorse del Paese, sottolineare e fare emergere gli aspetti positivi, guardando con onestà alle difficoltà. Ma non serve a nulla guardare ad esse unilateralmente». L’atteggiamento della Chiesa italiana è quello di «incoraggiare e far emergere da parte di tutti le potenzialità che ci sono. Non si va avanti facendo continuamente l’elenco degli errori degli altri, si va avanti se si mettono in gioco le proprie responsabilità e possibilità e se si invitano gli altri a fare lo stesso».
Rispondendo a un’altra domanda sul documento dedicato al Mezzogiorno, che l’assemblea dei vescovi sta finendo di elaborare, e sul perché la Chiesa non scomunichi gli appartenenti alle cosche, Crociata ha ricordato l’invettiva lanciata nel 1993 da Giovanni Paolo II al termine della messa nella Valle dei Templi di Agrigento, quando Wojtyla invitò i mafiosi a convertirsi evocando il giudizio di Dio. E ha aggiunto: «Per coloro che aderiscono alle organizzazioni mafiose non servono scomuniche esplicite, perché di fatto chi ne fa parte è già automaticamente fuori dalla comunione ecclesiale, ed è fuori dalla Chiesa anche se si ammanta di comportamenti religiosi». Il vescovo ha detto che le cosche non vanno considerate una realtà insuperabile e invincibile e che «la presenza della criminalità organizzata impegna tutti, a partire dalle istituzioni educative come famiglia, scuola, perché si realizzi una cultura della legalità».
I primi due giorni di dibattito a porte chiuse hanno segnato una conferma della linea della mediazione del presidente Angelo Bagnasco, con l’elezione a vicepresidente della Cei per il Centro Italia del nuovo arcivescovo di Perugia Gualtiero Bassetti (con più di cento voti), che si è imposto sugli altri due candidati, Vincenzo Paglia, vescovo di Terni, e Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto. Quest’ultimo lunedì pomeriggio, nel corso della discussione, ha criticato la prolusione del cardinale Bagnasco lamentando la scarsa collegialità nell’individuazione dei contenuti e delle priorità. Critiche consistenti sono venute anche da alcuni vescovi abruzzesi, che si sono lamentati per le promesse non mantenute dal governo sulla messa in sicurezza e sul restauro delle chiese danneggiate dal sisma. Un’eco del dibattito risuonata nelle parole di Crociata in conferenza stampa: «Non si è mai trattato di un giudizio politico, ma la segnalazione del fatto che nel passaggio dalle decisioni prese alla loro realizzazione ci possono essere intoppi o ritardi. Il che non significa che non si sia fatto niente o che non ci sia impegno».