«Ma in Italia non ci ammazziamo per uno scoop»

Il famoso fotografo della Dolce vita e degli anni di piombo: «Noi in fondo siamo solo giornalisti pettegoli, negli Stati Uniti invece sono dei selvaggi»

Ultimo scoop?
«Luigi De Laurentiis e Michelle Hunziker sorpresi in atteggiamenti affettuosi in un caffè a piazza di Spagna».
Lo scoop che sogna per questa estate?
«Oscurare Sarkozy e Carla Bruni: sono ovunque! Sarebbe bello scovare il ministro Mara Carfagna al mare con qualcuno oppure quell’altra giovane...».
Giorgia Meloni?
«Sì, lei piace tanto ai ragazzi. Era a Ponza, lo scorso week-end: mi è scappata per un soffio».
Rino Barillari, 64 anni, romano, una vita con la macchina fotografica al collo, è noto nell’ambiente come “The King”, anzi “Er King” dei paparazzi. Nonostante giri con le stampelle in seguito a un brutto diverbio con la guardia del corpo di Bruce Willis, Barillari è in piena attività: «Questi sono i mesi più importanti», spiega il free lance che si è fatto le ossa durante la Dolce Vita, con le star di Hollywood che si davano appuntamento in via Veneto.
La giornata tipo del re dei paparazzi?
«A Roma comincia verso le sette di sera: fino alle dieci e trenta ci si occupa degli stranieri, che preferiscono posti tranquilli. C’è però sempre qualcuno che, alle tre di notte, passeggia per via Veneto, con i bodyguard a distanza: allora riesci a fare delle belle foto, orgoglioso di mostrare ai vip una città unica come la nostra. Con le star italiane basta andare fuori dai locali che contano: spesso i servizi, anche quelli con scatti che paiono rubati, sono concordati. Ma nessuno lo ammetterà mai».
Si serve di informatori?
«Ovvio».
Nomi?
«Non si dice».
Sveli almeno qualche trucco per un aspirante paparazzo.
«Frequentare i posti alla moda, sacrificando l’estate al lavoro: bisogna mostrarsi professionali e amichevoli per conquistare la fiducia dei vip. E poi girare con due macchine fotografiche: meglio essere previdenti. Se so che c’è una grande star in un locale, per non dare nell’occhio ci vado con mia moglie e con una macchina fotografica da turista nascosta sotto la giacca, da brandire come un’arma al momento giusto».
È andata così con Bruce Willis?
«Sì, e non ha gradito».
Che cosa pensa dei paparazzi americani?
«Noi italiani siamo giornalisti di costume. I paps sono dei selvaggi, pronti ad ammazzare qualcuno pur di fare lo scatto giusto».
È cambiato il suo modo di lavorare negli anni?
«Ho attraversato la Dolce Vita e gli anni di piombo: ho fotografato di tutto, sempre con passione. Oggi il segreto è la velocità: il computer in questo è una salvezza, ma anche una rovina perché è più facile essere bruciati dagli scatti di altri diffusi in Rete».
La foto che le ha cambiato la vita?
«Tante, tutte».