«In Italia non porto i miei figli alle partite»

Cannavaro: «Non mi vergogno di essere napoletano. Il problema dei tifosi violenti riguarda tutte le città»

nostro inviato a Firenze
«Cosa penserei se dietro ci fosse la camorra? Che non avrebbe nulla a che vedere con il calcio. E comunque bisognava pensarci prima...». Le immagini dei disordini provocati dai tifosi napoletani hanno amareggiato e indignato il capitano della Nazionale Fabio Cannavaro.
«Mi chiedete se mi sono vergognato di essere napoletano? Io sono fiero di esserlo, purtroppo vicende del genere riguardano tutte le città e i tifosi di tutte le squadre, da nord a sud del paese. Semmai c’è da vergognarsi di un movimento che non risolve il problema della violenza. Bisogna far rispettare le regole». Già, un discorso che si ripete ogni volta che al calcio vengono accostati fatti di violenza. «Le regole ci sono, mettiamole in atto, come hanno fatto in Inghilterra – prosegue il capitano del Real -. Il punto è che in Italia non si riesce a trovare una soluzione, in curva ognuno si sente libero di fare ciò che vuole. E in ogni caso, tutti sapevano che Napoli-Roma era una gara a rischio». Difficile trovare soluzioni al problema, il Viminale ha imposto un nuovo stop alla tifoseria partenopea. «Soluzioni? Non sono io a dover decidere, ma non credo che l’ideale sia il blocco delle trasferte e nemmeno la chiusura degli stadi, così ci rimettono i tifosi onesti – dice ancora Cannavaro -. Entriamo nelle curve, eliminiamo i violenti e ridiamo lo stadio a famiglie e bambini. Mi confesso che oggi come oggi non porterei i miei figli a vedere una partita in Italia. La gente non sa dove sedersi, non c’è organizzazione, chi ti accompagna al tuo posto. A confronto il Santiago Bernabeu pare un salotto. E a Madrid il numero degli ultrà è stato assai ridimensionato: oggi quelli tosti non sono più di 450. Lo stato deve farsi sentire di più. Ristrutturiamo i nostri impianti, rendiamo efficienti le misure che già abbiamo e già avremo fatto grandi passi avanti».
Intanto le immagini di domenica hanno fatto il giro del mondo, il che non aiuta il calcio italiano a crescere e magari a trovare nuovi investitori: «All’estero esistono strutture fantastiche, dobbiamo creare pure noi i presupposti per favorire o attirare gli sceicchi, anche perché il nostro campionato non ha nulla da invidiare a nessuno. Certo, quando parli all’estero di queste cose ci considerano “matti”. E ora è sempre più difficile far capire ai giocatori stranieri che il nostro calcio non è solo violenza».