Italia Nostra «Il S. Giacomo riapre solo in parte»

L’associazione Italia Nostra boccia ciò che resta del San Giacomo. Che, in un comunicato, viene paragonato a un piccolo reparto psichiatrico. Nulla più. «La notizia che l’immobile del San Giacomo torna in parte a riprendere la sua funzione sanitaria pubblica non può che fare piacere - si legge nella nota-. Viene così sventata ogni ipotesi di vendita a privati. Non ci fa, invece, piacere che diventi un coacervo di funzioni tutte rivolte, di fatto, al disagio mentale: una via di mezzo tra un cronicario e un piccolo reparto psichiatrico. Ma i cittadini hanno indicato chiaramente che occorre, comunque, riaprire un presidio di pronto soccorso per le situazioni dove è essenziale la velocità dell’intervento: ictus, infarto, ischemia ecc. Lo ripetiamo, il centro storico ne ha bisogno, oltre che per l’intensa vita quotidiana, anche per le numerose manifestazioni ed eventi pieni di gente che vi si svolgono in continuazione e che potrebbero produrre improvvisi incidenti che richiedano l’arrivo immediato di ambulanze e di medici».
«Questa esigenza - prosegue la nota dell’associazione - è oggi ancora più evidente dopo quanto è accaduto nei giorni scorsi quando, come avevamo previsto, l’improvvisa chiusura del San Giacomo ha contribuito alla drammatica emergenza dei pronto soccorso degli altri ospedali romani. Con questa prima apertura della Regione a far riprendere all’antico ospedale San Giacomo la sua vocazione sanitaria è necessario che venga predisposto un progetto per custodire e restaurare le parti monumentali e artistiche, le due chiese, il teatro anatomico e gli arredi; riportando gradualmente il complesso alle sue strutture originali, demolendo le superfetazioni e ripristinando l’antico giardino».
Ancora più duro Fabio Desideri dei Cristiano popolari-Pdl, vicepresidente della commissione Urbanistica del Consiglio regionale. «A quanto pare l’ospedale San Giacomo è stato soppresso quattro mesi fa per essere trasformato in un ospedale, ma solamente in parte - afferma -. Fenomenale. Sorvolando per ora su ciò che sarà realizzato nella porzione rimanente, tante domande sorgono spontanee. Perché è stato chiuso? Non poteva restare attivo ed essere riconvertito senza strappi? Chi stanzierà i soldi per la ristrutturazione? Lo Stato? La Regione? La Provincia? Il Campidoglio? La I Circoscrizione? il governatore Marrazzo stesso? Quest’ultima ipotesi, la più bizzarra, ha però un suo fondamento. In una Regione seria, infatti, il governatore sarebbe chiamato a rispondere in prima persona delle sue fresche pensate».
Infine, sempre in tema di sanità, i consiglieri Antonio Cicchetti e Bruno Prestaqiovanni (An), Aldo Forte (Udc), Francesco Saponaro (Misto), Fabio Desideri (Cp), Alfredo Pallone (Fi) e Donato Robilotta (Sr) hanno chiesto al presidente della commissione regionale Sicurezza e lotta alla criminalità, Luisa Laurelli lumi sulla malandata sanità viterbese. «Le vicende che, dal mese di settembre dello scorso anno, campeggiano sulla stampa di Viterbo in tema di sanità - si legge nel comunicato congiunto - impongono urgenti prese di posizione da parte della Regione. Allo scopo di approfondire le tematiche, ormai di dominio pubblico, chiediamo che venga invitato in commissione il vice presidente regionale dell’Associazione Caponnetto, Luigi Daga, autore di un documentato libro su fatti e misfatti della sanità viterbese».