In Italia ogni giorno in tre muoiono sul lavoro Napolitano denuncia: "Fenomeno inaccettabile"

Nel 2010 gli incidenti complessivamente sono stati 775.374, di cui 980
mortali. Il Capo dello Stato lancia l'avvertimento: "Non può abbassarsi la guardia riducendo gli
investimenti nel campo della prevenzione e della sicurezza sul lavoro"

Roma - Tre morti al giorno sul lavoro. Non parliamo di un Paese del continente africano, nè asiatico. No la triste media appartiene all'Italia. Nel 2010 gli incidenti complessivamente sono stati 775.374, di cui 980 mortali. "Numeri ai quali si aggiungono quelli relativi alle malattie professionali, con un aumento delle denunce di ben il 22% rispetto l’anno precedente. Nel 2010 è proseguito il trend del calo degli infortuni ma a giudizio dell’Anmil il dato va letto con molta cautela. Occorre infatti uno sguardo al contesto occupazionale di riferimento, caratterizzato in questi anni da un calo dell’occupazione. Inoltre risultano in calo gli infortuni cosiddetti in itinere, si assiste ad un aumento preoccupante dei decessi nel settore dei trasporti e nel lavoro femminile, nonchè nella fascia di età compresa tra i 50 e i 64 anni".

A fare il punto della situazione è il presidente dell’Anmil, Franco Bettoni, in occasione della 61/ma Giornata nazionale per le vittime di incidenti sul lavoro. E sul morire per un lavoro ha voluto dire la sua anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con un  messaggio inviato proprio a Bettoni. "E' un fenomeno sempre inaccettabile. La loro significativa riduzione nel 2010 -spiega il Capo dello Stato - deve essere considerata non un traguardo ma una tappa del percorso volto ad assicurare la piena osservanza di tutte le norme a garanzia della salute e dell’integrità fisica dei lavoratori". Per Napolitano la 61esima giornata nazionale per le morti bianche "rappresenta un’importante occasione per ricordare a tutti coloro che hanno visto sacrificata la propria salute o addirittura la propria vita nei luoghi di lavoro".

In questa giornata particolare il presidente della Repubblica ha voluto sottolineare come la crisi economica non debba essere un alibi per abbassare la guardia sulle morti sul lavoro. "Pur nella crisi economica generale che negli ultimi anni ha colpito il nostro paese e tutto il mondo occidentale, - sottolinea - non può abbassarsi la guardia riducendo gli investimenti nel campo della prevenzione e della sicurezza sul lavoro. È perciò necessario continuare a contrastare con determinazione la piaga del lavoro nero al quale troppo spesso si accompagnano forme di sfruttamento e di violazione delle norme a tutela della sicurezza. Il tragico crollo di Barletta che ha provocato la morte di giovani donne costrette a un lavoro nero vergognosamente sottopagato ha gettato luce su pratiche intollerabili".