In Italia record europeo: cinque scioperi al giorno

Decenni incontrastati di privilegi e casi limite

da Milano

«La jacuzzi? Uno dovrà pur lavarsi, no?». L’allora leader della Cisl Sergio D’Antoni finì dentro Affittopoli per quel suo modesto appartamentino di 219 mq ai Parioli, con due vasche idromassaggio, per 1 milione e poco più di lire al mese. Era il 1995, ma da allora non è cambiato niente. I sindacati si sono trasformati in gigantesche società di servizi alimentate da un sistema di autofinanziamento infallibile, al cospetto del quale impallidiscono anche i partiti. Per garantirsi i loro privilegi, i sindacalisti hanno colonizzato ogni settore e ogni categoria, succhiando oboli da tutti. Basta guardare a quanti contratti collettivi esistono in Italia: 800, secondo un’autorevole voce, quella di Guglielmo Epifani segretario della Cgil.
C’è un contratto nazionale per i tagliatori di sughero e uno per le imprese che producono ombrelloni, uno per i lavoratori di penne differente da quello per i lavoratori di matite, uno per i fantini di cavalli da corsa e un altro per i cavalli da trotto. A chi servono? Ai lavoratori poco, ai sindacalisti molto. Perché mentre il potere d’acquisto dei salari cala, i poteri del sindacato non vengono minimamente scalfiti dall’insuccesso.
Basta guardare il settore pubblico, il più sindacalizzato di tutti con percentuali bulgare di adesione tra i lavoratori. L’opera dei sindacati sembra finalizzata ad un solo scopo: far lavorare meno e con più privilegi i propri iscritti. I ferrovieri italiani, per esempio, scioperano in media due volte al mese, quelli svizzeri mai. I nostri ferrovieri godono di un contratto che li premia quando mettono piede su un treno (vedi scheda sotto), quando ritardano un po’ meno del solito, o quando sono impiegati su convogli con cuccette (chissà perché). Ma lo stipendio di un ferroviere svizzero è due volte più alto di quello italiano, segno evidente che i sindacati elvetici hanno fatto meglio il loro lavoro rispetto agli omologhi italiani. In compenso, i nostri non li batte nessuno quando si tratta di far incrociare le braccia. È stato calcolato che in un anno e mezzo in Italia (tra il 2005 e il 2006) sono stati proclamati 2.621 scioperi, cioè 4,8 al giorno, 27 volte più che in Germania, record in Europa. Il danno economico prodotto è enorme ma difficilmente quantificabile, ma basti pensare che un giorno di sciopero dei trasporti a Milano, nel 2007, è costato 254 milioni di euro di mancati guadagni.
I sindacati godono oltretutto di una «immunità» che li dispensa dall’obbligo di rendere pubblici i loro bilanci. Non si sa nemmeno con certezza quanti iscritti abbiano. Cambiano idea i loro stessi leader. Quando contrattano col governo dicono di rappresentare 11 milioni e 731mila lavoratori. Ma quando devono versare i contributi alla Confédération Européenne des Syndicats gli iscritti diventano magicamente 7milioni e mezzo.