Italia record: in nessun Paese meno detenuti

da Roma

Sono poco più di 44.000 gli ospiti forzati degli istituti di detenzione italiani. E se il dato assoluto dice poco, il confronto con il resto d’Europa e del mondo svela un dato per certi versi sorprendente: nel Paese dell’indulto e delle polemiche per le carceri sovraffollate, il «tasso di incarcerazione» è tra i più bassi al mondo, certamente il minore tra quelli dei maggiori Paesi europei.
Il conto l’hanno fatto i cronisti dell’Herald Tribune sfruttando i risultati di vari studi internazionali. Il tasso di incarcerazione si ottiene misurando quanti sono i detenuti in rapporto alla popolazione. In Italia ci sono 75 persone dietro le sbarre ogni centomila abitanti. Il confronto con gli Stati Uniti, dove in cella ci sono 750 persone ogni centomila abitanti, è fuorviante, perché parliamo di due mondi totalmente diversi, due approcci completamente differenti alla giustizia. A sconvolgere invece è il confronto con i Paesi europei equiparabili: in Germania ci sono 88 detenuti su centomila, in Francia 91, in Spagna 150 e in Inghilterra 151. Perfino un Paese notoriamente tranquillo come la Svezia ci supera. E, colmo dei colmi, anche la Svizzera ha più detenuti del Bel paese.
In tutta Europa solo Slovenia, Danimarca e Finlandia hanno tassi di incarcerazione inferiori. Con la differenza che non si sente parlare di una Cosa nostra danese, una Sacra corona finlandese o una camorra slovena. Nella Penisola, nonostante l’invadenza senza pari nel mondo della criminalità organizzata, nonostante l’allarme sociale provocato dalla microcriminalità violenta e dalla droga, la giustizia è tra le più clementi al mondo.
E a dirlo ora non sono gli alfieri della linea dura, i sindaci sceriffi del Nord est, i parenti delle vittime esasperati dal dolore o i pasdaran delle manette. Sono i freddi numeri che parlano.
Ed è evidente che se il numero di persone in cella è basso e le celle sono sovraffollate, a essere carente deve per forza essere il numero dei posti nei penitenziari.
L’analisi dell’Herald Tribune si appunta soprattutto sulla situazione americana e arriva ad altre considerazioni interessanti anche per chi vive in Italia. «A far lievitare il numero dei detenuti negli Usa - sostiene il quotidiano - è soprattutto la lunghezza delle pene, più che il numero dei condannati a pene detentive». È noto infatti che negli Stati Uniti vige una politica di severità estrema nei confronti dei recidivi, secondo la regola dei tre reati che vige in alcuni Stati: «three strike and you’re out», ovvero «tre infrazioni e sei fuori». «Fuori» dalla vita civile, perché chi commette il terzo reato finisce in cella per lungo tempo. È così che negli ultimi vent’anni, il numero dei galeotti è cresciuto rapidamente. E, nello stesso periodo, pur permanendo alto il numero di reati legati all’uso di armi da fuoco, c’è stato un forte calo dei crimini, come i furti in casa e le truffe. Il carcere insomma, se non ha la porta girevole come in Italia, è un buon deterrente.