«In Italia resteranno tre super-utility»

Paolo Giovanelli

nostro inviato a Torino

«Entro pochi anni in Italia rimarranno non più di tre super-utility, e noi vogliamo essere una di quelle»: Roberto Garbati, direttore generale di Aem Torino e prossimo amministratore delegato della società, ancora senza nome, che nascerà dalla fusione con Amga Genova è convinto che in tempi molto stretti si andrà verso una concentrazione delle ex municipalizzate che tenderanno a formare non più di tre, al massimo quattro gruppi, su tutto il territorio nazionale.
Ingegnere, cominciamo dall’oggi, la fusione con Amga che state per condurre in porto.
«Io direi che è già andata in porto: il 29 aprile si terranno le due assemblee in contemporanea, la fusione verrà realizzata entro agosto e dal 1° settembre ci sarà un nuovo soggetto giuridico. Ma già la semestrale sarà unica, e a maggior ragione il bilancio 2006. Aem-Amga sarà il primo passo verso ulteriori aggregazioni: siamo più grossi, ma non di dimensioni adeguate. Così ci guardiamo attorno, ci rivolgiamo a chi è più vicino: in Liguria e val d’Aosta. L’aostana Cva è una realtà importante, ha comprato gli impianti idroelettrici dell’Enel in valle e oggi con il petrolio oltre 66 dollari al barile fa affari d’oro. Ha anche un valore molto elevato proprio spinto dal petrolio, anche se non si deve dimenticare che dopo ogni picco il petrolio è sceso molto. Il mondo dell’energia è interessante, ma anche rischioso: le occasioni vanno prese quando si presentano, e questo non vale solo per noi. Bisogna saper unire acquisti, produzione, distribuzione, trading: più si è grossi, meglio lo si può fare. Io penso che se riusciamo a unire la capacità di produzione della valle d’Aosta alla nostra (abbiamo il 10% della quota di energia prodotta da Edipower oltre alle nostre centrali idro e a gas) abbiamo tre società in una che possono attrarre quelle più piccole in Liguria».
E a quel punto siete arrivati a diventare uno dei tre grandi?
«No. A quel punto abbiamo le dimensioni che ci consentono di trattare con le altre grosse che ci sono in Italia e solo allora puntare a diventare una delle tre grandi. La nostra competitività sarà legata alla velocità con cui ci muoviamo sul mercato: entro due o al massimo tre anni i giochi saranno tutti fatti. Dobbiamo muoverci in fretta».
Di altre grosse non ce ne sono moltissime e almeno due hanno il vantaggio di avere già un collegamento con un gruppo straniero: Aem Milano con Edf attraverso Edison, Acea con Electrabel.
«Un vantaggio? Non è detto. Quando uno è legato a un grande gruppo straniero ha meno capacità di movimento ed è fortemente condizionato. Io dico che è meglio prima creare un gruppo di ex municipalizzate molto forte e poi, eventualmente, cercare un grosso partner. Anni fa da noi si era presentata Hydro Quebec: bravissimi e con tanti soldi, ma volevano comandare loro. Per ora comandiamo noi».
Assieme a Genova.
«Con i genovesi è stata una trattativa non facile e, diciamolo, forse i risultati potevano essere migliori: invece l’assetto societario è un po’ barocco. Ma io ho detto ai miei azionisti (il Comune di Torino, ndr): facciamo l’accordo, non sarà il massimo, ma si può sempre migliorare. Saranno i fatti a imporci di andare avanti: Roberto Bazzano (ad di Amga e futuro presidente della nuova società) è uno che sa il fatto suo. Le due società sono complementari e hanno grosse prospettive di integrazione e di risparmi. I genovesi sono molto bravi nel commerciale, noi nella produzione. Loro nell’acqua e gas, noi nell’elettricità. Aem Torino sta crescendo e crescerà ancora nell’idroelettrico e nei cicli combinati a gas, Amga con il rigassificatore di Livorno disporrà di 2 miliardi di metri cubi di gas l’anno da aggiungere alle forniture di Plurigas. C’è spazio per crescere».