Italia a rischio, mancano i soldi per la sicurezza

Ai sit-in degli agenti penitenziari Mastella replica: «Io non ho colpe, prendetevela col vecchio governo»

Anna Maria Greco

da Roma

Gli agenti penitenziari che fanno un sit-in di protesta contro la finanziaria davanti alla Camera, i carabinieri infuriati per i tagli di mezzi e uomini (tremila, secondo il Cocer) e per l’umiliante aumento previsto in busta paga di quattro euro al mese, i sindacati di polizia sul piede di guerra. E la prospettiva di una delle più grandi manifestazioni delle forze dell’ordine, il 5 dicembre a Roma.
Il governo Prodi deve fare i conti con lo scontento di operatori di sicurezza e difesa, che lamentano di avere solo le briciole del bilancio. Paradossalmente, il grido d’allarme lo lancia il viceministro agli Interni, Marco Minniti. «Siamo ridotti all'osso - dice mercoledì alla Camera -. E non parlo di investimenti, parlo proprio di spese correnti, di consumi intermedi. Gli elicotteri dei Nocs che dovrebbero essere impiegati per l'emergenza al sud possono volare fino a Natale». Per il Ds tutto si spiega con «l’eredità particolarmente pesante» per il settore del governo Berlusconi.
È quello che dice in piazza Montecitorio agli agenti penitenziari anche il ministro della Giustizia, Clemente Mastella. «Io al governo ci sono solo da 5 mesi, prendetevela con chi c’è stato per 5 anni senza fare niente per voi». Poi, per placare gli animi, promette l’assunzione di 530 ausiliari. «Sempre che al Senato non ci fottano», precisa.
Il centrodestra non ci sta ad accollarsi tutte le colpe e Giampiero D’Alia dell’Udc fa notare che «i tagli li ha fatti Padoa-Schioppa e il proliferare di fondi che sottraggono all’Interno 500 milioni di euro l’ha voluto la sinistra e i ministri senza portafoglio. Minniti se la prenda con la sua maggioranza».
Il presidente della Camera Franco Marini assicura che il settore difesa «entra tra le priorità assolute» di governo e maggioranza e il ministro alla Difesa Arturo Parisi ha posto il problema dei tagli. «Il Paese - dice - non può far mancare il sostegno indispensabile a forze di sicurezza e militari in missione di pace nel mondo e nel Medio Oriente. È da vedere bene uno sforzo per rispondere a queste esigenze».
Solo un «inutile mea culpa», attacca Maurizio Gasparri di An. «Marini sostiene che le forze dell'ordine sono una priorità, ma nulla di concreto il suo partito ha fatto per loro».
Il governo, comunque, sta ragionando su una parziale marcia indietro. Secondo il presidente della commissione Difesa del Senato Sergio De Gregorio, manca nella finanziaria un miliardo di euro per uomini e mezzi. Alle modifiche sta lavorando il ministro per i Rapporti con il parlamento Vannino Chiti, spiega il senatore eletto con l’Italia dei valori ma ora leader di Italiani nel mondo. Si dovranno individuare i fondi assolutamente necessari per carabinieri, forze armate e, in generale, comparto difesa. De Gregorio, per ora, vota contro le indicazioni del governo sulla questione pregiudiziale sul disegno di legge fiscale collegato alla manovra. Ma si riserva di «valutare serenamente ogni segnale di evoluzione positiva». Al ministero della Difesa replicano che i suoi tentativi di farsi paladino delle forze dell’ordine sono «pretestuosi», perché in realtà c’è stata con il governo Prodi un’inversione di tendenza. Minima, però: la percentuale del Pil per la Difesa è passata dallo 0,84 per cento allo 0,86. E il quadro dipinto da Minniti ha tinte fosche. «Sono stati perfino decurtati - dice il sottosegretario - 5 milioni da destinare agli indennizzi per gli uomini delle forze dell'ordine infortunati sul lavoro. Ci parlano di 1.000 assunzioni in 3 anni, ma noi avremmo bisogno di 3.000 uomini in più». Il problema è che mancano «proprio i soldi per le spese di tutti i giorni». Minniti ha il «pieno sostegno» della maggioranza per il suo «vero e proprio grido di dolore». Per il capogruppo dell'Idv Massimo Donadi maggiori risorse dovranno essere destinate al Fondo per i consumi intermedi e dovranno essere aumentati i finanziamenti per il rimborso delle spese mediche agli infortunati, «una priorità assoluta etica e morale».
Le promesse non mancano, ma un sondaggio del network radiofonico della sicurezza GrNews.it, su 1400 tra carabinieri, poliziotti, finanzieri e militari, dice che il 79 per cento giudica «pessimo» l’operato del governo nel settore e che l’indice di gradimento per il ministro dell’Interno Amato è al 39 per cento, mentre quello per il collega della Difesa Parisi al 32.