«Italia a rischio ma nessun allarme specifico»

Nell’audizione al Copaco, il generale Mori spiega: Al Qaida è divisa in due strutture, un gruppo centralizzato e molte organizzazioni locali

Claudia Passa

da Roma

Al Qaida double face. Un’organizzazione strutturata, un’altra col marchio in «franchising». Un gruppo centralizzato, e una serie di articolazioni locali che partendo dalla comune ispirazione si differenziano sul piano operativo. Una eterogeneità che avrebbe lasciato il segno, nonostante i tratti comuni, anche negli ultimi tre exploit firmati dal network globale del terrore: Madrid, Londra, Sharm el Sheikh.
È questo il panorama tratteggiato ieri da Mario Mori, direttore del Sisde, audito dal Copaco. In primo piano, naturalmente, la strage di Sharm e l’allarme che incombe sul nostro Paese. Sul fronte interno Mori ha mantenuto una certa cautela, specificando che nonostante l’allerta, non vi sarebbero specifiche informative su attacchi in preparazione. L’attenzione degli 007 è ai massimi livelli, specie per l’attività di prevenzione che riguarda le moschee ma anche i reduci dai campi di addestramento dell’Afghanistan e dell’Iraq, e i cosiddetti «pendolari», impiantati nei Paesi occidentali ma periodicamente di ritorno nella terra d’origine. «Una situazione - sottolinea Fabrizio Cicchitto (Fi) - assolutamente sotto il controllo delle forze dell’ordine, ma di fronte alla quale non bisogna abbassare la guardia».
Quanto agli attacchi di Sharm, mentre la pista pakistana sembrerebbe offuscarsi, andrebbe prendendo corpo l’indicazione che porta alla stessa convergenza fra beduini e fondamentalisti che avrebbe colpito anche a Taba nell’ottobre 2004. La nebulosa di informazioni su cui si sta concentrando l’intelligence prende spunto dal flusso di armi che tramite l’area del Sinai confluisce verso i gruppi radicali della Palestina: è in questo quadro che, fra i possibili scenari, si ipotizza l’inserimento di Al Qaida che potrebbe aver sfruttato questo canale per colpire oggi a Sharm, ieri a Taba. Quanto alla strage di Madrid, ad agire sarebbe stata una cellula di marocchini ispiratisi al network di Bin Laden ma non organici alla rete centralizzata. Anche se, sul punto, qualche perplessità sarebbe stata sollevata poiché un documento jihadista riconducibile alla «casa madre» di Al Qaida avrebbe indicato in tempi non sospetti proprio la Spagna come «l’anello debole della catena», facile da «far saltare». A Londra, infine, la cellula pakistano-inglese che ha colpito il 7 luglio avrebbe avuto un rapporto più organico con Al Qaida, e un costante filo diretto con la madrepatria.